Ristabilire la giustizia in Gambia e Centrafrica. La rassegna dei temi GPIC

Vi segnaliamo alcuni articoli e studi sui temi di Giustizia, Pace, Integrità del Creato, apparsi in questo ultimo mese su diversi organi di informazione.
Noi missionari non possiamo rimanere insensibili alle situazioni di ingiustizia in cui vive la gente a cui annunciamo il vangelo. La pace è il frutto di opere di giustizia, proclamava già più di due millenni fa il profeta Isaia. Affinché la parola di Gesù diventi semente di pace e unità, è necessario che siano rimossi gli ostacoli alla vera giustizia: oppressione dei più deboli, disuguaglianze sociali, abusi dei diritti umani, corruzione politica, soppressione della democrazia, impunità, commercio delle armi, disprezzo verso chi fugge dalla povertà e dalla guerra, ma anche inquinamento, distruzione delle risorse naturali, sfruttamento indiscriminato dei suoli.
Ecco allora alcune segnalazioni, che probabilmente vi sono sfuggite, perché certi argomenti difficilmente approdano sui grandi organi di informazione.

Gambia, le nuove SS finalmente in giudizio

Partiamo dal Gambia, un paese di cui in Italia si parla poco e si sa molto poco, a parte il fatto che da lì provengono molti immigrati arrivati in barcone.

La redazione Africa del sito di RFI ha inviato un suo giornalista in Gambia, per seguire i lavori della locale Commissione Verità e Giustizia. Regolarmente pubblica articoli sui cosiddetti Junglers”: un misterioso corpo militare creato nei primi anni 2000 per proteggere l’ex-presidente Yahya Jammeh, e per assecondarne gli ordini, anche i più crudeli e nefasti. Non erano più di poche decine, ma ben addestrati e privi di ogni scrupolo.

All’inizio di agosto per due settimane la Commissione ha ascoltato le deposizioni di alcuni membri di questa Polizia politica segreta. Hanno raccontato che alla loro origine c’era un italiano, un mafioso, di nome Francesco Casio, che Yahya Jammeh avrebbe arruolato come addestratore dei primi agenti. Ma altri lo considerano un impostore, che ha intascato i soldi del dittatore senza fare un granché in cambio.

Alcuni di questi Junglers (conosciuti anche come Black Scorpions o Patrol Team) hanno confessato omicidi efferati ordinati personalmente dall’ex dittatore Jammeh. Erano temuti persino dalla Polizia, e godevano della massima impunità.

Fra di loro vigeva la legge del silenzio: obbedire senza mai chiedere, e non parlare con nessuno di ciò che facevano. “Meno sai, meglio è” si è giustificato Aliu Jeng, uno dei Junglers che hanno deposto in questi giorni.

Ciò che colpisce è la violenza dei crimini commessi: diversi junglers affermano di aver massacrato, bruciato o fatto a pezzi le loro vittime prima di seppellirle in fosse comuni.

“Questa è la prima volta che i gambiani vengono a conoscenza dei crimini commessi dai junglers in modo efferato”, afferma Madi Jobarteh, difensore dei diritti umani. “Fino ad allora, non avevamo tutti i dettagli su come questi omicidi sono stati commessi, dove sono avvenuti e chi li ha perpetrati”.

Leggi in allegato alcuni degli articoli dedicati da RFI ai Junglers.

Se vuoi avere un quadro aggiornato e critico sulla attuale situazione politico-sociale del Paese, ti consigliamo di leggere un articolo della rivista online “Peace and Security Council Report”, pubblicato da ISS (Institute for Security Studies, Sudafrica) il 24 luglio 2019, dal titolo: “The democratisation process in The Gambia remains fragile”. Lo puoi leggere qui

Centrafrica: pace e giustizia, cosa viene prima?

Uno sguardo ora al Centrafrica, lui pure alle prese con una guerra civile che fa fatica a termianre, e che ha lasciato un triste bagaglio di atrocità e crimini contro l’umanità. Tra le esigenze della giustizia e l’agevolazione della pace, cosa deve prevalere? È la domanda che si pone l’analista politico Peter Fabricius, consulente di ISS (Institute for Security Studies, Sudafrica) nel breve studio “La giustizia può prevalere in situazione di guerra? La Corte penale speciale della Repubblica Centrafricana è un enorme banco di prova per bilanciare pace e giustizia.”

Fin dal 2015 in Centrafrica è stato istituito un Tribunale Penale Speciale, per giudicare i crimini di guerra commessi tra il 2005 e il 2015. Ma non è mai riuscito a mettersi al lavoro. Attualmente nel Paese c’è chi vorrebbe stendere un velo su tante atrocità commesse nel passato in nome di un processo di pace che con fatica si sta costruendo. Ma l’autore, citando studi e rapporti di Human Right Watch e altri difensori dei diritti umani, non è d’accordo. Inoltre nel nuovo Governo, espressione dell’ultimo accordo di Pace di febbraio 2019, sono stati cooptati 3 signori della guerra, già deferiti al Tribunale Penale Speciale.

Come la Guinea Equatoriale è approdata al Consiglio di Sicurezza dell’Onu?

Andiamo ora in un piccolo, ma ricchissimo paese: la Guinea Equatoriale. Può sembrare assurdo ma questo Paese, con pochi abitanti ma dotato di immense riserve di petrolio, il cui presidente è il più longevo al potere al mondo (40 anni), che è in cima alle classifiche della corruzione, degli abusi dei diritti umani, del disprezzo della libertà di stampa e della democrazia, ha ottenuto un posto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu!

Un bell’articolo di Michel Arseneault, pubblicato il 6 agosto 2019 nel sito di RFI-Africa cerca di spiegarsi come ciò è stato possibile: Malabo ha reclutato numerosi lobbisti negli Stati Uniti. A Washington, il governo della Guinea Equatoriale può fare appello a molti portavoce, tra cui un ex consigliere del presidente Clinton (Lanny Davis), due filiali del gruppo francese Publicis (Qorvis Communications, MSL Group Americas), per non parlare di Cassidy and Associates … Lo stesso vale in Spagna, dove Obiang può contare sul sostegno di due ex ministri, e in Francia e nel Regno Unito, dove utilizza studi legali e pubbliche relazioni”.

Leggi qui l’articolo di RFI

Italia: blocco dei porti e vendita di armi ai paesi in guerra

Veniamo più vicini a noi: molte polemiche, molte parole attorno all’approvazione del Decreto Sicurezza Bis, e ai blocchi delle navi delle Ong cariche di migranti salvati nelle acque del Mediterraneo. Un articolo molto documentato di Fulvio Vassallo Paleologo nel sito di ADIF, Associazione Diritti e Frontiere, ci aiuta ad approfondire la questione, e a non limitarci ai soliti pregiudizi pro e contro: “Complici di strage, i governi riprendano i soccorsi in mare e interrompano la guerra alla solidarietà.”

Il presidente di Pax Christi e quello di Save the Children-Italia commentano la notizia positiva del blocco, votato in Parlamento, delle esportazioni di armi verso Arabia e Emirati Arabi Uniti, e destinate ad alimentare la guerra in Yemen, nel quale le principali vittime sono i civili, e in particolare i bambini.

Leggi nel sito di Famiglia Cristiana

I primi schiavi del Nord-America: fu 400 anni fa

Qualche nostro organo di stampa ha dato rilievo alla ricorrenza storica dell’arrivo dei primi schiavi africani in Virginia, alla fine di agosto del 1619, 4 secoli fa.

Su questo argomento vi proponiamo il dossier che La Lettura, inserto letterario del Corriere della Sera, ha pubblicato l’11 agosto. Oltre all’articolo che ricostruisce il fatto storico e ne evidenzia le conseguenze, c’è un un ritrato di Benjamin Lay, un nano che fu il primo attivista dell’affrancamento degli schiavi; ricordi terribili della schiavitù,  di Toni Morrison, afroamericana premio Nobel per la letteratura recentemente scomparsa; il razzismo, spiegato dallo scrittore Paul Beatty; i nuovi schiavi della raccolta dei pomodori in Puglia; le schiavitù in Africa oggi, di Anna Pozzi.

A complemento vi propongo un’intervista dell’Osservatore Romano all’antropologo Mariano Pavanello, che ha recentemente curato l’edizione italiana della “Storia della schiavitù in Africa” (Bompiani, 2019) dello storico canadese Paul E. Lovejoy: “Recuperare la storia dell’Africa per comprendere le moderne schiavitù”

Leggi nel sito dell’Osservatore Romano

Incendi in Amazzonia, ma soprattutto nelle foreste africane

Si parla molto in queste settimane degli incendi in Amazzonia, la principale foresta del mondo. Pochi sanno però che la seconda foresta più estesa, quella del bacino del fiume Congo, brucia da più tempo e con più intensità. Ma non solo quella: anche le foreste dell’Angola, del Madagascar, dell’Etiopia, attanagliate da una lunga siccità, sono avvolte dalle fiamme. Leggi nel nostro sito l’importante articolo di Silvia C. Turrin

Marco Prada

Foto: RFI, altday, justiceinfo, NASA

2019-09-04T12:17:13+00:00 4 settembre 2019|Categories: GPIC|Tags: , , , |