Don Michele Farina condivide una lucida e toccante analisi sulla missione in Centrafrica che lo vede impegnato, insieme ad altri confratelli della SMA italiana.
Da circa cinque anni ci troviamo a Monasao, nel cuore dell’Africa, nella Repubblica Centrafricana. Da quando la nostra provincia italiana ci ha inviato, abbiamo sempre cercato di dare continuità al lavoro iniziato da chi ci ha preceduto. La pastorale nei vari villaggi, la scuola per i bambini pigmei Bayaka, il dispensario, sono i segni tangibili dell’annuncio del Vangelo nella vita concreta della nostra gente.
Questi giorni di gennaio sono stati caratterizzati da una settimana di incontro in capitale con tutti i padri missionari Sma in Centrafrica, per fare il punto della situazione e per avviare il cammino dei prossimi sei anni con il nuovo Superiore, padre Lion e il nuovo Consiglio. Il numero dei padri Sma in Centrafrica è di oltre 20, presenti in quattro diocesi diverse (Bangui, Berberati, Bossangoa, Bouar).
Abbiamo riflettuto sulla nostra presenza nelle varie missioni, in otto grandi parrocchie e una casa di formazione per l’anno propedeutico dei seminaristi Sma. Tema dell’incontro era: “Scelti per annunciare il Vangelo in, con e dal Centrafrica”.
Priorità dei missionari Sma è sempre stata quella di sostenere il lavoro delle diocesi nelle quali si è chiamati ad operare, in modo particolare nelle zone più povere al servizio degli ultimi, nella pastorale ordinaria e nella promozione umana nell’ambito dell’educazione (scuole) e della salute (dispensari). Si è sottolineato la necessità e la bellezza del lavorare insieme nella missione, della fraternità tra noi missionari, una fraternità nella differenza delle persone e dei Paesi dai quali proveniamo, tra Europa e Africa da otto Paesi differenti.
Personalmente devo dire grazie per la grande opportunità di trovarmi in questa missione, nella quale certamente i problemi non mancano, ma in questo senso imparo da molte persone qui a dare il peso corretto alle cose, ai problemi, come alle gioie.
Come hanno scritto i Vescovi centrafricani, il Centrafrica è un grande cantiere! In questo grande cantiere ci sono i centrafricani, con un gran bisogno di pace, di lavoro, di opportunità. In questo grande cantiere c’è il popolo dei Pigmei Bayaka, che cerca il proprio spazio, una terra dove abitare mantenendo vive le loro tradizioni, di popolo della foresta, con i loro canti e le loro danze, imparando a vivere nel villaggio scoprendo diritti e doveri fino a pochi anni fa per loro sconosciuti.
Come spesso ci ricorda il nostro vescovo di Berberati la nostra è una missione della presenza, il che mi ricorda anche gli anni della mia missione a Cuba, una terra dove la Chiesa si deve muovere in punta di piedi per non venire ostacolata dal regime, senza però scenderne a compromessi.
Perciò non ho voluto raccontare in queste righe le cose che facciamo, per lasciare lo spazio soprattutto a ciò che siamo insieme alla nostra gente: siamo la nostra missione, ricevuta in dono da Dio.
Abbiamo ricevuto in dono una grande comunità suddivisa in cinque villaggi ai margini della foresta: Monasao, Beya, Salo, Kounda Papaye e Kanza.
Concludo dicendo un grande grazie alle tantissime persone che pregano per noi, che ci sostengono con le loro offerte, che desiderano essere accanto a noi ogni giorno, nello spirito, camminando passo dopo passo con i nostri fratelli Pigmei e non solo.
Come dicevo all’inizio, abbiamo raccolto il testimone di coloro che ci hanno preceduto, ora cerchiamo di custodire questo bene prezioso ricevuto, per poi un giorno affidarlo ad altri che verranno dopo di noi.
Ogni giorno sento mio l’invito di San Paolo a Timoteo: “…ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani”. Di questo dono ringrazio Dio, domandandogli ogni giorno di esserne degno.
Don Michele Farina
Repubblica Centrafricana