Felwine Sarr (1972), economista, filosofo, scrittore (come lui preferisce definire se stesso) e musicista senegalese, è tra i più attivi e autorevoli intellettuali africani contemporanei.
A fianco all’insegnamento, prima presso l’università Gaston-Berger di Saint-Louis in Senegal e dal 2020 alla Duke University negli Stati Uniti, porta avanti un lavoro di divulgazione che lo rende tra i più noti intellettuali africani contemporanei.
Dirige, insieme alla storica dell’arte Bénédicte Savoy, la commissione che sta indagando lo stato del patrimonio culturale africano trafugato durante il periodo coloniale e presente nei musei francesi.
Nel 2014 fonda con altri due scrittori senegalesi la casa editrice Jimsaan e nel 2017, in collaborazione con il filosofo Achille Mbembe, gli Ateliers de la pensée nelle città di Dakar e Saint Louis.
Ha pubblicato con Bénédicte Savoy, Restituer le patrimoine africain (Philippe Rey/Seuil, 2018):
“Attualmente si contano nelle collezioni pubbliche francesi almeno 88.000 oggetti provenienti dall’Africa subsahariana. Nonostante le numerose rivendicazioni dei paesi africani a partire dalle indipendenze, lo Stato francese non ha ritenuto opportuno evolversi su tale questione, adducendo l’inalienabilità del patrimonio nazionale.
Questo fino al discorso del 28 novembre 2017 del presidente Emmanuel Macron a Ouagadougou, in cui annunciò l’attuazione, entro un termine di cinque anni, di «restituzioni temporanee o definitive del patrimonio africano in Africa». Affidò allora a Felwine Sarr e Bénédicte Savoy la missione di consultare gli specialisti in Africa e in Francia, e di condurre un’ampia riflessione su questo argomento. Il testo redige un primo inventario delle opere spogliate, narra i tentativi dei paesi africani di riappropriarsi del proprio patrimonio, analizza le questioni giuridiche che si pongono e formula una serie di raccomandazioni pratiche “.
Le ricerche accademiche di Sarr si concentrano sulla teoria postcoloniale, le politiche economiche, lo sviluppo, l’epistemologia e la storia delle idee religiose. Inoltre, dal 2014 è vicepresidente del consiglio di amministrazione di OSIWA (Open society initiative for West Africa) ed è direttore editoriale del Journal of african transformation.
In italiano è stato tradotto il suo saggio Afrotopia (Edizioni dell’asino, traduzione di Livia Apa, 2018), vincitore in Francia del Grand Prix de la Recherche e il Grand Prix des Associations Littéraires.
In questo libro l’autore respinge le certezze stereotipate per cui l’Africa sarebbe un continente alla deriva, privo di profitto e incapace di rigenerarsi: ne afferma al contrario una prossima rinascita, fondata sulla valorizzazione delle tradizioni e delle risorse che la società africana indubbiamente possiede:
“Elaborare un pensiero sul continente africano è un compito arduo perché troppo tenaci sono i luoghi comuni, i clichés e le pseudo-certezze che, come un alone di bruma, offuscano la realtà. Dopo il 1960, all’alba delle indipendenze africane, la vulgata afro-pessimista ha qualificato l’Africa come un continente partito male e alla deriva; un mostro agonizzante i cui ultimi soprassalti annunciavano l’imminente fine. Più di recente sembra nascere invece una retorica dell’euforia e dell’ottimismo: il futuro sarà africano. Gli economisti credono che l’Africa sarà la prossima destinazione del capitale internazionale, perché la remunerazione sarà migliore che altrove. I discorsi attuali sull’Africa sono dominati da questo doppio movimento: la fede in un futuro radioso e la costernazione davanti a un presente che sembra caotico. In questo momento di crisi di senso della civiltà tecnicista, Felwine Sarr offre una prospettiva diversa della vita sociale, venuta da altri universi mitologici, prestandoli all’utopia di una vita comune, di equilibrio, di armonia e di senso“.
Il suo impegno sul campo mira ad un preciso obiettivo: ripensare le categorie del pensiero africano, decise dall’occidente, rivitalizzare l’Africa, anche integrandovi tecnologie e istituzioni in origine occidentali che la possano condurre ad una nuova modernità culturale e politica autonoma. Pensare ad una rivoluzione ad un livello epistemologico, inventare il futuro (cfr. Decolonizing knowledge: Felwine Sarr, Lauren Tate Baeza, and Axelle Karera).
A cura di Ludovica Piombino
Biblioteca africana Borghero