In due poesie gli ultimi giorni di Tesfalidet

Tesfalidet Tesfom è il nome inciso su una tomba nel cimitero di Modica, in Sicilia. È il nome di un migrante eritreo, sbarcato nel porto di Pozzallo il 12 marzo, dalla nave Proactiva della ong spagnola Open Arms. Il medico Vincenzo Morello, del Ministero della Salute, che l’ha visitato appena sbarcato ricorda: “Riusciva a malapena a camminare, l’ho dovuto prendere in braccio. Gli ho chiesto perché era in quelle condizioni e lui ripeteva Libia, Libia”. Ne parla il giornalista Alessandro Puglia nel sito della rivista Vita.

Le braccia magre di Tesfalidet, il suo viso scavato e sofferente, i suoi occhi pieni di dolore resteranno indelebili per quanti tra soccorritori, medici, militari e volontari hanno fatto il possibile per salvare quel ragazzo che al momento del suo arrivo in Italia pesava appena trenta chili.

Ha lottato tra la vita e la morte all’ospedale maggiore di Modica dove è stato trasferito. Ma non ce l’ha fatta.

Nel suo portafogli è stato ritrovato un foglio con un testo in tigrino ancora intriso di salsedine. Sono due poesie, scritte da Tesfalidet nell’ultima odissea della sua vita: “La vita con i suoi problemi provvisori/ mi pesa troppo./ Ti prego fratello, prova a comprendermi,/ chiedo a te perché sei mio fratello (…)/ Ora non ho nulla,/ perché in questa vita nulla ho trovato,/ ma chiunque avrà la sua ricompensa”.

Merawi, l’amico eritreo è andato a trovarlo in ospedale poco prima che morisse, così ricorda gli ultimi istanti di Tesfalidet: “Parlava con un filo di voce, e in quei pochi minuti mi ha raccontato che a ucciderlo è stata la Libia. Mi ha detto che erano tutti ammassati in una stanza nel campo di detenzione a Bani-Walid, urinavano e facevano i bisogni nella stessa stanza, le donne subivano violenze sessuali, gli uomini venivano picchiati, nessuno poteva lavarsi e gli davano da mangiare una, due volte al giorno. Poi i medici mi hanno detto di andare, e lui è morto qualche ora dopo».

Sul referto di morte dell’ospedale: “Morto per malnutrizione e per una tubercolosi in stato avanzato che gli aveva perforato un polmone”. Angelo Gugliotta, il medico di banchina della Misericordia, conferma: “Ultimamente i migranti che arrivano sono sempre più denutriti, malati, più del 90 per cento con scabbia e tubercolosi”. E aggiunge Carlo Parini, del Gruppo di contrasto all’immigrazione Clandestina della Procura di Siracusa: “Le condizioni di salute sono sempre più pietose dovute alla lunga permanenza nei campi di detenzione in Libia. Quest’anno abbiamo avuto un ragazzo che pesava solo 18 chili”.

Il prete eritreo Mussie Zerai, cappellano in Italia degli eritrei che sbarcano in Sicilia, commenta desolato, ma anche indignato: “Vorrei vedere la foto di Tesfalidet affissa davanti a tutti i ministeri dell’Interno dell’Unione Europea. L’Ue ritiene la Libia un luogo sicuro dove respingere i migranti, luogo da cui Tesfalidet è arrivato in condizioni disperate dopo mesi e mesi di segregazione. Quando ho visto le sue immagini è stato come tornare indietro di 80 anni, quando nei documentari abbiamo visto persone pelle ossa uscire dai lager nazisti”.

Tesfalidet non è morto disperato, né arrabbiato. I suoi versi testimoniano la sua fiducia, la sua fortezza, la sua fede: “Tempo, sei maestro/ sai distinguere il bene dal male/ Senza stancarti mi rendi forte,/ mi insegni il coraggio, /quante salite e discese abbiamo affrontato./ … Nulla è irraggiungibile/ sia che si ha poco o niente/ tutto si può risolvere/ con la fede in Dio/ Vittoria agli oppressi”.

Al funerale molto raccolto, celebrato nel Santuario della Madonna delle Grazie di Modica, p. Gianni Treglia, ex missionario in Africa e ora collaboratore della Caritas diocesana, ha detto: “Non sappiamo molto di lui ma sappiamo che è un figlio di Dio, e quindi mio, nostro fratello, e quindi degno di amore”.

C’era anche il medico della Misericordia Angelo Gugliotta, che ha voluto pronunciare un breve ricordo: “Se ne è andato così, così come è arrivato in modo silenzioso e sobrio. Il suo volto così come quelli di tanti ragazzi che arrivano dalle varie parti dell’Africa e non solo, sono volti che ci sconvolgono. A noi spetta il compito come uomini e come sanitari di onorare il nostro riconoscimento al giuramento di Ippocrate che è quello di non guardare chi abbiamo davanti, di non fare distinzione di razza e religione, ma quello di salvare tante vite umane. E lui meritava di essere salvato soprattutto per il suo silenzio e la sua sobrietà”.

Le due poesie che ci ha lasciato Tesfalidet

Non ti allarmare fratello mio

Non ti allarmare fratello mio, dimmi, non sono forse tuo fratello?
Perché non chiedi notizie di me?
È davvero così bello vivere da soli,
se dimentichi tuo fratello al momento del bisogno?
Cerco vostre notizie e mi sento soffocare
non riesco a fare neanche chiamate perse,
chiedo aiuto,
la vita con i suoi problemi provvisori
mi pesa troppo.

Ti prego fratello, prova a comprendermi,
chiedo a te perché sei mio fratello,
ti prego aiutami,

perché non chiedi notizie di me, non sono forse tuo fratello?
Nessuno mi aiuta,
e neanche mi consola,
si può essere provati dalla difficoltà,
ma dimenticarsi del proprio fratello non fa onore,
il tempo vola con i suoi rimpianti,
io non ti odio,
ma è sempre meglio avere un fratello.
No, non dirmi che hai scelto la solitudine,
se esisti e perché ci sei con le tue false promesse,
mentre io ti cerco sempre,
saresti stato così crudele se fossimo stati figli dello stesso sangue?
Ora non ho nulla,
perché in questa vita nulla ho trovato,
se porto pazienza non significa che sono sazio
perché chiunque avrà la sua ricompensa,
io e te fratello ne usciremo vittoriosi affidandoci a Dio.

Tempo sei maestro

Tempo sei maestro
per chi ti ama e per chi ti è nemico,
sai distinguere il bene dal male,
chi ti rispetta
e chi non ti dà valore.
Senza stancarti mi rendi forte,
mi insegni il coraggio,
quante salite e discese abbiamo affrontato,
hai conquistato la vittoria
ne hai fatto un capolavoro.
Sei come un libro, l’archivio infinito del passato
solo tu dirai chi aveva ragione e chi torto,
perché conosci i caratteri di ognuno,
chi sono i furbi, chi trama alle tue spalle,
chi cerca una scusa,
pensando che tu non li conosci.
Vorrei dirti ciò che non rende l’uomo
un uomo
finché si sta insieme tutto va bene,
ti dice di essere il tuo compagno d’infanzia
ma nel momento del bisogno ti tradisce.

Ogni giorno che passa, gli errori dell’uomo sono sempre di più,
lontani dalla Pace,
presi da Satana,
esseri umani che non provano pietà
o un po’ di pena,
perché rinnegano la Pace
e hanno scelto il male.
Si considerano superiori, fanno finta di non sentire,
gli piace soltanto apparire agli occhi del mondo.
Quando ti avvicini per chiedere aiuto
non ottieni nulla da loro,
non provano neanche un minimo dispiacere,
però gente mia, miei fratelli,
una sola cosa posso dirvi:
nulla è irragiungibile,
sia che si ha tanto o niente,
tutto si può risolvere
con la fede in Dio.
Ciao, ciao
Vittoria agli oppressi!

2018-04-12T18:25:05+00:00 12 aprile 2018|Categories: GPIC, Migrazioni|