Satelliti e Robot: l’Africa è già nel futuro

L’avventura spaziale africana

Nella notte tra il 7 e l’8 novembre scorso il vettore Vega dell’Agenzia Spaziale Italiana ha portato in orbita Mohamed VI, il primo satellite di osservazione del Marocco. Dalla base di Kourou nella Guyana francese a un orbita di 700 km di altezza, il satellite osserverà il territorio marocchino per gestire meglio progetti agricoli e risorse naturali, e per prevenire catastrofi naturali; ma non si escludono anche finalità militari, come la sorveglianza delle frontiere e qualche spiata alle forze militari dei vicini.

tecno2-2Gli angolani, un mese e mezzo dopo, hanno affidato ai vecchi e fidati alleati russi il lancio di AngoSat-1, trasportato nello spazio dal razzo Sputnik, lanciato dalla base di Baikonur. Il satellite geo-stazionario gestirà i servizi di comunicazione nazionale e internazionale, come internet veloce, telefonia e televisione. Ma questi sono soli gli ultimi lanci. L’avventura spaziale africana è iniziata nel 1989 quando il Marocco crea la sua agenzia spaziale, il CRTS, Centro reale di tele-rilevazione spaziale. Dieci anni dopo il Sudafrica lancia SunSat, il suo primo satellite, interamente progettato e costruito dai propri ingegneri. E nello stesso anno, il 1999, la Nigeria crea la NASDRA, l’agenzia spaziale nazionale, che si dà un obiettivo ambizioso: portare un astronauta nigeriano su Marte. Nel 2011 è il turno del Ghana, con la progettazione e fabbricazione in loco, nel Centro di ricerca di Koforidua, del nanosatellite GhanaSat-1, lanciato nel luglio del 2017.

Un robot nelle strade di Kinshasa

Thérèse Izay-Kirongozi è diventata una celebrità a Kinshasa, la caotica e sovrappopolata capitale del Congo. Il suo volto compare spesso in tv, e la gente la saluta e la complimenta quando la incrocia per strada. Strade della capitale, che grazie a lei sono diventate più sicure e scorrevoli, da quando a vegliare sul traffico sono i suoi vigili-robot. Dopo la laurea in ingegneria elettronica ha coinvolto altre ingegneri donne nella società Women’s Tecnhnologies, che ha promosso il progetto di realizzare i primi semafori robotizzati dell’Africa.

tecno2-5Sono dei giganti di 3 metri di altezza, di sembianze umane, che negli incroci più congestionati regolano in modo efficiente e rapido il flusso inarrestabile di automezzi di ogni tipo. Funzionano 24 ore su 24, con il sole cocente e sotto un acquazzone tropicale. Nonostante l’imponenza sono abbastanza maneggevoli perché fabbricati in alluminio, e sono alimentati da pannelli solari.

Per indicare lo stop i robot alzano le braccia e il loro petto si illumina di rosso. Poi ruotano e distendono le braccia, illuminando di verde i palmi delle mani. Da quando sono installati, si vanta Thérèse, le infrazioni sono diminuite del 30%, ma soprattutto sono drasticamente diminuiti incidenti e vittime. E i cittadini non hanno mancato di sottolineare una loro caratteristica: “A differenza dei poliziotti, i robot non estorcono mazzette agli automobilisti!”.

Dopo Kinshasa, anche la seconda città del paese, Lubumbashi nell’Ovest del paese, li ha voluti. E dei paesi vicini come l’Angola e il Congo-Brazzaville, ma anche la Nigeria e la Costa d’Avorio, sono interessati al progetto di Thérèse. Women’s Tecnhnologies ha annunciato un altro robot: Moseka, un umanoide dalle sembianze di una poliziotta, con occhi elettronici che veglieranno sulla sicurezza delle donne ch e camminano per le strade di Kinshasa.

2Kuze: il contadino kenyano è digitale

2Kuze, pronunciato “tukuse”, in lingua kiswahili significa “cresciamo insieme”. È il nome scelto dai laboratori di Mastercard a Nairobi, in Kenya, per la piattaforma di pagamento via cellulare, con il supporto finanziario della Fondazione Bill e Melinda Gates.

tecno2-32Kuze è un sistema di pagamento, disponibile anche sui cellulari tradizionali, per connettere contadini, acquirenti e agenti dell’agro-industria, con il fine di garantire prezzi più trasparenti e una distribuzione più efficace.

“L’agricoltura in Africa è molto frammentata – dice Daniel Monehin, responsabile per l’Africa subsahariana per Mastercard. I contadini, soprattutto quelli che vivono in aree remote, per consuetudine vendono i loro raccolti a grossisti-mediatori che agiscono per conto di grosse società agro-industriali”.

“C’e una mancanza di efficienza e informazione nel processo di pagamento che pone il contadino in condizioni di inferiorità” – continua Monehin. Rendere capaci i coltivatori di negoziare le quantità da vendere, i loro prezzi e le condizioni di pagamento direttamente con gli agenti delle società agro-industriali, o con gli acquirenti della città, per mezzo di una piattaforma centrale, accessibile via cellulare, rafforzerà il potere dei contadini.

Mastercard è convinta che questo sistema permetterà ai contadini di accedere anche al credito bancario, per ottenere piccoli finanziamenti volti a sviluppare le loro attività. È un mercato enorme che può aprirsi: il 65% degli impieghi in Africa sono nell’agricoltura, e l’80% di questi sono piccolissime imprese che non superano il nucleo familiare.

Tenuto conto che il Kenya è il primo paese africano per penetrazione della telefonia mobile (58%), e del trend in continua ascesa, una piattaforma come questa ha buone premesse per diventare un successo. All’inizio del 2018 è stata sperimentata con 2000 contadini, e nei prossimi mesi sarà estesa in utto il paese, ma nche in paesi vicini, come Tanzania e Uganda.

Internet su due ruote

Nel mercato di Kigali, in Ruanda, nei quartieri popolari, ma anche all’aeroporto, è diventato abituale imbattersi in uno strano trabiccolo mobile: uno scatolone metallico montato su due ruote, con due pannelli solari, una tastiera di computer e un sacco di prese elettriche. In lingua locale c’è scritto il suo nome: chiosco multiservizi. E anche il nome della ditta che li fabbrica e li distribuisce: ARED, Africa Renewable Energy Distributor.

tecno2-1Il fondatore-presidente dell’Ared è Henry Nyakarundi, un ruandese di 40 anni, nato in Kenya e formatosi in informatica negli Stati Uniti. Dopo avervi vissuto 16 anni, nel 2008 è ritornato in Ruanda per mettere a frutto lì le sue competenze. Il suo chiosco risponde a un crescente bisogno dei suoi concittadini a reddito basso: avere il proprio cellulare sempre carico, fruire dei servizi internet, restare sempre informato. Nelle grandi periferie urbane e nelle zone rurali, dove non c’e elettricità, è un problema ricaricare il proprio cellulare. Il chiosco di Henry Nyakarundi, alimentato da pannelli solari, ne può ricaricare anche 10 alla volta.

E poi fornisce il wifi per una connessione anche di pochi minuti. E permette di accedere ai servizi online, sempre più numerosi anche in Africa: anagrafe, iscrizione a scuole e concorsi, pagamenti online per imposte, carta di identità, patente. Inoltre diffonde importanti informazioni ai cittadini per conto del Ministero della Salute e dell’Educazione, della Croce Rossa e di altri organismi.

E sono questi ultimi che permettono alla ARED di avere i suoi utili e di continuare a produrre e diffondere i chioschi. Infatti i gestori, in maggioranza giovani, donne, disabili, pagano solo un forfait di 20 dollari più un affitto di 1,5 dollari al mese. Henry ha installato i suoi chioschi in Ruanda e in Uganda, ma vuole espandersi in 30 paesi, e il prossimo sarà la Nigeria: “Se riesci lì riesci ovunque”, afferma.

2018-04-04T10:11:33+00:00 11 marzo 2018|Categories: Attualità|