Talvolta, la pittura riesce a descrivere meglio di tante parole stralci di vita, gesta eclatanti, eventi che hanno cambiato il corso della storia dell’umanità.

In un articolo precedente (Quando l’arte descrive gli orrori della schiavitù), abbiamo raccontato di come gli orrori della schiavitù siano stati descritti attraverso opere d’arte di pittori più o meno noti.

Qui di seguito compiamo un passo in avanti – sia a livello di date storiche, sia a livello simbolico – per parlare dell’abolizione della schiavitù “vista” con gli occhi di pittori francesi, alcuni dei quali testimoni diretti di quella storica fase.

Iniziamo dall’artista francese Francois- Auguste Biard (1799-1882), noto per il suo quadro dal titolo “L’Abolition de l’esclavage dans les colonies françaises en 1848”. Nel dipinto viene raccontata per immagini la reazione della popolazione delle Antille all’annuncio dell’abolizione della schiavitù. Grazie infatti al decreto del 27 aprile 1848, varato dalla nascente Seconda Repubblica, i Francesi abolirono le schiavitù in tutte le colonie. Nel dipinto di Biard si osservano vari personaggi della società creola.

Al centro dominano due schiavi neri, un uomo e una donna, che si abbracciano e alzando le braccia al cielo, l’uomo mostra le catene spezzate. Altri personaggi sembrano non comprendere la portata della notizia e rimangono avvolti da uno sguardo incredulo o indifferente, come a voler esprimere il timore che l’emancipazione reale sarebbe stata ancora lontana.

Un altro pittore, sempre francese, Alphonse Garreau (1792-1865) immortalò l’evento nell’opera L’Émancipation à La Réunion.

Qui vediamo al centro il ritratto di Joseph Sarda-Garriga – con il volto serio, deciso a far applicare il decreto. Egli fu infatti nominato commissario della Repubblica francese con il compito di gestire la nuova situazione sull’isola de La Réunion, facendo pressione sui proprietari di schiavi affinché mettessero in pratica le leggi.

Liberté, Égalité, Fraternité

Un quadro dal forte contenuto allegorico è quello di Nicolas Louis Francois Gosse (1787-1878) L’esclavage affranchi. L’opera originale andò distrutta nel 1940 quando il Museo di Beauvais che la conservava subì un incendio. Tuttavia, ci rimane uno schizzo preparatorio del pittore, ma altamente simbolico ed emblematico. Troviamo infatti tre donne.

Al centro vi è una donna con le ali che rappresenta la Libertà e che stringe nella mano sinistra la catena spezzata, simbolo della schiavitù, mentre nella mano destra ha un ramoscello d’ulivo simbolo di pace. La seconda donna, sulla sinistra del quadro, incarna l’Uguaglianza, ed è ritratta nel gesto di stringere la mano alla terza donna, sulla destra del quadro, una donna nera che simboleggia la Fratellanza, e dai suoi piedi si vedono cadere le catene della schiavitù.

Con l’abolizione della schiavitù nelle colonie francesi non terminava certo il lungo cammino verso la libertà: molte comunità nere non si erano ancora emancipate. Basta guardare agli Stati Uniti dove l’abolizione della schiavitù, almeno a livello legislativo, si sarebbe ottenuta solo con l’adozione del 13° emendamento, adottato ufficialmente solo nel dicembre 1865.

E molte comunità, tuttora nel mondo, appaiono soggiogate da altre catene, più o meno collegate ancora alla schiavitù.

Silvia C. Turrin

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