La parola della Chiesa, guida per la società in Africa

Abbiamo più volte informato i lettori del nostro sito di interventi della chiesa africana su temi che riguardano la vita politica, sociale ed economica dei loro Paesi, in particolare della Repubblica Democratica del Congo e del Centrafrica.

In questo articolo passiamo in rassegna diversi Paesi, per raccogliere le denunce, i consigli, gli impegni dei cristiani per portare più giustizia, riconciliazione, sviluppo e pace in Africa. Ci aiutano l’Agenzia Fides e il blog Africa del quotidiano francese La Croix.

In Sierra Leone, Mons. Charles A. M. Campbell, Vescovo di Bo e Presidente della Conferenza Episcopale di Sierra Leone e Gambia, in una dichiarazione all’Agenzia Fides il passato 4 giugno chiede al nuovo presidente e al suo governo “di porre tra le sue priorità il sistema sanitario, messo così a dura prova dalla recente epidemia di Ebola”. Offre tutta la disponibilità della Chiesa cattolica per la riuscita del progetto di “bandiera” del governo: offrire l’educazione primaria e secondaria gratuita a partire dal prossimo anno scolastico. Chiede al governo che si faccia di più per rafforzare la collaborazione tra scuole pubbliche e scuole private cattoliche.

In Zambia il Presidente Edgar Lungu ha invitato la Chiesa a guidare il processo di dialogo nazionale, volto a ridurre le tensioni politiche nel Paese dopo le elezioni presidenziali e generali del 2016. Il Segretario generale della Conferenza Episcopale dello Zambia (ZCCB), p. Cleophas Lungu, il 26 maggio ha dichiarato che i Vescovi cattolici sono “più che pronti a coinvolgere tutti i partiti politici nel dialogo e a fornire una guida spirituale alla nazione”.

In Camerun i Vescovi sono intervenuti il 16 maggio scorso per denunciare le “violenze raccapriccianti” commesse nel sud-ovest anglofono, che alcune forze separatiste vorrebbero portare all’indipendenza. “I soldati governativi stanno bruciando villaggi, le persone vivono nelle foreste, rischiano di essere uccise se si avvicinano anche solo al ciglio della strada”. I Vescovi condannano “la brutale repressione dell’esercito contro il movimento indipendentista che ha alimentato una escalation della crisi umanitaria. Fermiamo ogni forma di violenza e finiamo di ucciderci a vicenda!. Salviamo il nostro paese da una guerra civile infondata e inutile!”

La Chiesa cattolica in Nigeria ha organizzato una marcia che si è tenuta il 22 maggio per protestare per i continui massacri di cristiani commessi dai pastori Fulani. Dall’inizio dell’anno più di 100 persone hanno perso la vita in questi attacchi. L’ultimo in ordine di tempo è stato commesso il 24 aprile nella parrocchia di Sant’Ignazio di Ukpor-Mbalom a Mbalom, nella Gwer East Local Government Area.

“A 54 anni dall’indipendenza la popolazione del Malawi non ha ottenuto quello al quale aspirava” affermano i Vescovi del Malawi nella loro Lettera Pastorale pubblicata il 29 aprile. “Osserviamo con profonda tristezza che la maggior parte della popolazione del Paese ancora langue sotto il giogo di povertà, ignoranza, malattie, fame e una mentalità gravemente distorta che ha portato a una pericolosa decadenza morale nella nostra società. Abbiamo risorse, donate da Dio (..) Ciò che ci vuole ora è un cambiamento totale di mentalità per migliorare la situazione del Paese”.

Radicalizzazione diffusa in diverse aree del Burkina Faso; sfide del matrimonio tra cristiani e musulmani; strumentalizzazione della religione; estremismo violento; contestazioni dell’autorità civile e giuridica. Sono queste le tematiche principali discusse dalla seconda Assemblea Generale 2018 della Commissione Episcopale per il dialogo islamico-cristiano, che si è tenuta dal 10 al 12 aprile a Ouagadougou.

Al termine della loro Assemblea Plenaria, il 15 aprile 2018, i Vescovi del Kenya consigliano la costituzione di una “Tavola rotonda inclusiva di tutte le parti in causa, per spianare le divergenze che separano i keniani”. Auspicano inoltre la trasformazione della Presidenza della Repubblica in un’istituzione che “sia al di sopra dei partiti politici, in modo che non sia oggetto di un aspro conflitto politico come accaduto nelle contestate elezioni presidenziali nel 2007 e nel 2017”.

“Offrire la grazia presidenziale per i colpevoli di reati minori e assumere nuovi magistrati per accelerare i processi”. È l’appello lanciato dalla Chiesa cattolica in Costa d’Avorio, per bocca di Mons. Antoine Koné, Vescovo di Odienné e Presidente della Commissione Episcopale per la Pastorale Sociale. La situazione nelle carceri del paese è drammatica. Nelle 34 prigioni ivoriane sono rinchiusi 16.000 carcerati in uno spazio complessivo previsto per soli 4.000 prigionieri

L’8 giugno i vescovi dell’Uganda hanno reso pubblico un messaggio nel quale esprimono il loro allarme per l’aumento dei rapimenti di donne e bambini per fini di estorsione, e degli omicidi, tutto opera della criminalità organizzata.

I vescovi del Centrafrica l’11 giugno per l’ennesima volta hanno denunciato la strumentalizzazione della religione nella crisi che insanguina da anni il Paese. “Mettiamo in guardia il nostro popolo dall’istigazione alla vendetta cieca che rischia di condurci al genocidio”, marcata su “un’agenda occulta dai nemici del popolo centrafricano”. Già il 25 maggio la Piattaforma delle Confessioni Religiose del Centrafrica (organismo interconfessionale) aveva denunciato le ingerenze straniere che aggravano la crisi del paese. E chiama per nome questi ingerenti: Paesi confinanti, certi contingenti della forza di pace dell’Onu, le pressioni della comunità internazionale che vuole a tutti i costi la formazione di un governo di unità nazionale a disprezzo della giustizia.

La conferenza dei vescovi del Ghana ha lanciato il 30 maggio una campagna di sensibilizzazione contro la corruzione indirizzata agli alunni delle scuole elementari e superiori, ideata insieme ad altre associazioni confessionali riunite nel “Forum le azioni sull’inclusione, la trasparenza e l’armonia”.

 

Infine, vi segnaliamo due interventi dei vescovi del Benin. Il primo in occasione dell’Assemblea Plenaria conclusasi il 25 maggio a Ouidah, nel quale hanno condannato severamente la pratica occulta dei sacrifici umani. Nei mesi precedenti infatti l’opinione pubblica era rimasta sconvolta dalle notizie provenienti dal Paese e da Costa d’Avorio e Senegal, che riferivano di numerosi assassini di bambini e adulti, per estrarre parti del corpo da utilizzare in sacrifici e pozioni magiche, che propizierebbero la ricchezza e il potere. Due mesi prima, il 13 marzo, i Vescovi cattolici, insieme ad altri responsabili religiosi, erano stati invitati come mediatori a una tavola di negoziazione tra il Consiglio economico-sociale (una sorta di Senato) e le confederazioni sindacati, che minacciavano di bloccare l’economia a causa di una proposta di legge che rivedeva il diritto di sciopero.

In un prossimo articolo vi riferiremo su lettere pastorali di vescovi africani, in occasioni di elezioni o referendum.

(MP)

2018-06-22T10:01:59+00:00 21 giugno 2018|Categories: Chiesa, GPIC|