I colori neocoloniali del Sahel

Nel blu, dipinto di blu. Siamo allora nel 1958 al festival di Sanremo, vinto quell’anno da Domenico Modugno con la notissima canzone Volare. Il blu non è preso in considerazione nella recente cartina geografica delle zone a rischio, colorata dal Ministero degli Affari Esteri francese. Nel Sahel siamo dipinti di rosso, profondo rosso, pericolosamente rosso. Una carta ad uso dei viaggiatori occidentali aggiornata al marzo passato dopo gli attentati di Ouagadougou, nel Burkina Faso di Thomas Sankara. Colorato anch’egli di rosso ma per altri motivi, in quanto assassinato perché portatore sano di rivoluzione. I viaggiatori sono messi in allerta dai colori e sono nel Sahel formalmente allontanati.

Il colore rosso conferma l’esclusione dei popoli di questa zona dell’Africa. La diplomazia francese colora di rosso i paesi dove la minaccia di attentati è alta e forse probabile. Nessuna zona può considerarsi come sicura. Avrebbero fatto meglio a cominciare dal mare.

Dipinto, appunto di blu, non rappresenta nessun pericolo, per gli occidentali. Per chi viene dal Sahel, invece, non c’è nulla di più pericoloso al mondo. Dall’anno duemila fino ad oggi i morti nel Mediterraneo superano le decine di migliaia. Solo dall’inizio dell’anno i morti in mare o i dispersi sono almeno 360, colorati dal sale e dalla vergogna delle carte marine. Nessun attentato, rapimento o guerriglia ha raggiunto nel Sahel questa cifra. Che il Ministero dipinga di rosso il mare, il deserto e le altre frontiere. Sono queste le vere zone a rischio “viaggiatori”. Mentre la cartina diplomatica ci mette in rosso, ci trasforma in formalmente sconsigliati da frequentare, proprio come i migranti, che portano il colore della speranza. Segue il colore arancione per le zone “sconsigliate salvo per motivi imperativi”, adiacente al rosso in paesi confinanti. Per il giallo la “vigilanza rafforzata” è di norma e infine le zone verdi che richiedono una “vigilanza normale”.

La zona del Sahel concentra l’essenziale dei primi due colori, con l’aggiunta della Nigeria, il nord del Cameroun e del Benin a complemento geografico. Nessuna di queste zone, pertanto, può essere considerata sicura per gli occidentali. I cittadini francesi che si trovino in queste zone dovrebbero sapere che la loro sicurezza e la loro vita sono direttamente minacciate. Nessuna menzione, nella carta sopramenzionata, dei rischi mortali provocati da carestie, malattie endemiche, contaminazioni di uranio e inquinamenti petroliferi. Nessun colore è riservato alle miniere e alle foreste da anni oggetto di sfruttamento, come la pesca nel Golfo di Guinea, trai più ricchi di pesci al mondo, fino a qualche tempo fa. I turisti, incauti viaggiatori, ricercatori, associazioni e sportivi in cerca di emozioni, nessuna di queste categorie e altre non menzionate, può pretendere la sicurezza totale. I figli del Sahel, bambini, giovani, donne e adulti vivono da anni nell’insicurezza. Questo la carta per i viaggiatori non lo menziona.

Madame, Monsieur. L’ambasciata di Francia ricorda che gli spostamenti e, a fortiori, i soggiorni nella regione di Tillabéri e nella zona frontaliera col Mali sono vivamente sconsigliati (vedi la carta e i consigli ai viaggiatori)… Per i professionisti (ONG, esperti e consultanti), le vostre missioni devono essere compiute con una scorta armata. L’ambasciata è a vostra disposizione per tutti i consigli relativi all’accompagnamento sicurizzato. Cordialmente, Ambasciata di Francia.

Il colore del messaggio è in bianco e nero, tipico della posta elettronica, indirizzato ai cittadini europei sul posto. Un messaggio segnato con priorità alta tramite un punto esclamativo marcato di rosso. Per tutti gli altri, invece, la storia comincerà a cambiare quando a decidere il colore della cartina dell’occidente saranno i cittadini del Sahel. I viaggiatori africani saranno nel frattempo avvisati dal colore arcobaleno che, senza troppo pensarci, sarà stato scelto per dipingere il mondo.

P. Mauro Armanino, Niamey, 30 aprile 2018

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2018-05-21T22:31:32+00:00 30 aprile 2018|Categories: Blog p. Mauro|