Mentre Washington e Teheran tentano di allentare le tensioni con nuovi colloqui, i missionari della SMA sono i testimoni di vite quotidiane destabilizzate. Inflazione, isolamento pastorale, progetti sospesi: dallo Zambia al Burkina Faso, le ripercussioni di guerre lontane stanno colpendo le parrocchie più vulnerabili.

Il memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e le autorità iraniane, siglato a metà giugno, rimane precario, così come appare sospesa la speranza per una vera, concreta de-escalation del conflitto.

Se si volge lo sguardo lontano dalle principali capitali, si vede come nelle parrocchie di tutta l’Africa e dell’Europa, le conseguenze del conflitto siano tangibili. Per i missionari, il ritorno alla normalità rimane una prospettiva lontana.

Perché le guerre contemporanee colpiscono innanzitutto coloro che non vi prendono parte: famiglie modeste, comunità fragili, sacerdoti missionari la cui unica “arma” è la loro presenza quotidiana. I membri della Società delle Missioni Africane (SMA) ne sono testimoni: le tensioni geopolitiche oltrepassano i confini e si infiltrano anche nei villaggi più remoti.

Le drammatiche conseguenze di guerre lontane

Molto prima del memorandum, le ripercussioni dello stallo tra Iran, Stati Uniti e Israele si facevano già sentire. I prezzi del carburante aumentavano, le catene di approvvigionamento venivano interrotte e gli aiuti umanitari venivano dirottati verso le zone di conflitto.

In Zambia, padre Mathias ha visto la guerra in Ucraina scatenare una crisi dei fertilizzanti che ha messo in ginocchio le famiglie di agricoltori. “Il prezzo dei fertilizzanti è schizzato alle stelle”, spiega. Una famiglia ha persino perso un figlio che era andato a studiare in Russia, ucciso al fronte: “la loro speranza di un futuro migliore”.

In Kenya, l’aumento dei prezzi dei carburanti è stato drammatico. A Nairobi, benzina, diesel e cherosene si vendono ormai rispettivamente a circa 1,65, 1,72 e 1,48 dollari al litro. Prima della guerra, la benzina costava circa 1,44 dollari; poi è salita a 1,70 dollari. Il diesel è passato da circa 1,39 a 1,69 dollari. “Le famiglie sopravvivono, ma a stento”, riassume padre Godfrey.

In Burkina Faso, la situazione è simile. “Quando i prezzi dei carburanti aumentano, aumenta tutto”, osserva padre Junior. Alcune famiglie non riescono più a consumare tre pasti al giorno.

Anche in Francia, padre Christopher osserva la stessa spirale inflazionistica: “Molti rinunciano alle vacanze. Il costo della vita è soffocante”.

Una presenza pastorale indebolita

Quando il carburante diventa un lusso, la missione si complica.

In Kenya, padre Godfrey limita i suoi viaggi. “Dipendo da piccoli contributi dei parrocchiani, ma anche loro non hanno nulla.”

In Burkina Faso, padre Junior percorre le strade secondarie in bicicletta per raggiungere le comunità da tempo private della Messa. “Una comunità senza un sacerdote è una comunità senza vita”, gli ha detto un anziano.

Condividere nonostante tutto

La povertà non si limita a svuotare i piatti: indebolisce i legami sociali.

In Zambia, padre Mathias osserva un aumento dell’individualismo, della criminalità e del consumo di oppiacei.

In Kenya, i pasti comunitari dopo la Messa stanno attirando sempre più persone.

In Burkina Faso, padre Junior è categorico: “Una comunità affamata non può vivere insieme”.

Progetti in sospeso, speranze accantonate

Nemmeno i progetti di sviluppo sono stati risparmiati. Chiese incompiute, finanziamenti dirottati, donatori esausti.

“L’incertezza è scoraggiante”, confida Padre Mathias. “Gli aiuti stanno diminuendo”, aggiunge Padre Godfrey. “Le richieste sono in aumento”, conclude Padre Junior.

La fede messa alla prova, ma rimane forte

La crisi è anche spirituale.

“Alcuni dubitano dell’amore di Dio”, riconosce padre Mathias. Altri, paradossalmente, vedono rafforzata la loro fede.

In Burkina Faso, una famiglia si è convertita all’Islam per ricevere aiuto, ad eccezione di un’anziana che ha rifiutato. La comunità cristiana se ne assunse la piena responsabilità. “Un segno di solidarietà che ci onora tutti”, sottolinea padre Junior.

Una speranza fragile

Il memorandum non cancellerà le ferite. Non farà scendere i prezzi dall’oggi al domani. Ma apre una breccia, un orizzonte.

“Non c’è Pasqua senza Venerdì Santo”, ci ricorda Padre Mathias. “La vita è tortuosa, ma va avanti”.

I missionari non hanno scelto questa guerra. Eppure, ne portano le cicatrici.

E ora che, nonostante le difficoltà e gli enormi ostacoli, qualcosa si muove a livello diplomatico, i Padri continuano il loro lavoro: camminando, condividendo, pregando, sostenendo le comunità che il mondo troppo spesso dimentica.

Fonte: SMA international

Traduzione e adattamento a cura di Silvia C. Turrin