I festeggiamenti per i 50 anni di vita della casa missionaria SMA-NSA di Feriole sono l’occasione per (ri)-scoprire questa vitale comunità, raccontando anche significati e importanti simbologie di alcuni suoi spazi carichi di preghiere e spiritualità.
I SIMBOLI DELLA CAPPELLA
Il primo locale che s’incontra entrando in casa è la cappellina. Pare che prima qui ci fosse la stalla con le mucche (…Gesù è nato in una stalla!). Ristrutturata ed abbellita, la capellina è il cuore della comunità e il posto ideale per ritirarsi in silenzio a pregare. Diversi segni parlano di missione e di Africa.

Eccone alcuni:
IL MURO in mattonelle rosse, a vista, sulla parete in faccia a chi entra: rappresenta la Chiesa. L’apostolo dice che i cristiani sono pietre vive, chiamati a formare l’edificio spirituale che è la Chiesa (1 Pietro 2,5). Questo muro non è terminato, perché nel mondo la Chiesa è ancora in costruzione. Anzi, i cristiani sono solo una minoranza: il muro forma solo in parte una delle quattro pareti dell’edificio. Da qui, la necessità dell’opera missionaria, perché il progetto che Dio ha sull’umanità possa realizzarsi.
Il muro non è lisciato a dovere: questo perché noi cristiani non siamo sempre “puliti” completamente.
Al centro del muro, cioè della Chiesa, vi è il Cristo: ecco il tabernacolo. La luce che lo circonda e il bel tessuto africano dai vivaci colori, richiamano la presenza del Risorto. Vi sono scolpite scene di vita quotidiana in Africa, perché, nella sua presenza sacramentale, Cristo continua ad incarnarsi nella nostra umanità.
Il Signore è risorto, perciò la Vergine non ha in braccio il Bambino, ma è china in adorazione verso il tabernacolo. Così la CROCE non sostiene il corpo crocifisso e morto: il Cristo è vivo, risorto ed è con noi sino alla fine del mondo.
LE NICCHIE ALLE PARETI

I quadretti in legno, poste nelle pareti della cappella dove non esiste il simbolico muro, rappresentano le religioni non cristiane:
- l’islam (la mezzaluna su uno sfondo di minareti);
- le religioni tradizionali africane (l’albero dell’offerta presente in molti villaggi dell’Africa occidentale);
- l’induismo (la danza creatrice di Shiva – nell’immagine qui a lato a destra);
- il buddismo (la ruota del Dharma).
La luce che le circonda è la stessa che illumina il tabernacolo: lo stesso Cristo, che si manifesta nella Chiesa, parla a tutti gli uomini attraverso le loro religioni, nelle quali, dice il Concilio, la sua presenza è come in seme (A.G. II).
Compito di ogni cristiano, che si accosta al fratello di un altro credo, è quello di aiutarlo a scoprire questi semi e farli crescere fino alla piena manifestazione “dell’unico mediatore e signore Gesù Cristo”.
Il TAM-TAM
In Africa serve per trasmettere notizie. Vi abbiamo posto sopra il Vangelo, la buona notizia da comunicare a tutti. Però il tam-tam da solo non trasmette nulla: occorre le persone che lo facciano vibrare, che si accostino al Libro, lo prendano in mano e lo “divorino” (Apoc. 10, 8-11).
Il tamburo è composto da un tronco scavato all’interno e ricoperto da una membrana di pelle d’animale, fissata con corde di fibra vegetale. Così il missionario, per trasmettere la buona notizia, deve sapersi svuotare del suo orgoglio e della sua cultura… per poter lasciare risuonare il messaggio che viene da Dio.
L’ALTARE
Il pannello ligneo, posto alla base dell’altare, come la Vergine e il tabernacolo, sono stati scolpiti in Costa d’Avorio e racconta l’epopea del popolo Baulé con la drammatica storia della regina Pokù che sacrifica il proprio figlio. Questo popolo, inseguito dai soldati del re di Kumassi, giunge al fiume Comoé in piena e non può guadarlo per sfuggire ai nemici. Per placare gli spiriti del fiume non bastano i sacrifici di montoni e capretti, non bastano i gioielli delle donne… occorre il sacrificio umano. Allora la regina Pokù offre suo figlio. Improvvisamente ecco arrivare una marea di ippopotami che si dispongono in fila, formando con il loro dorso un lungo ponte sul quale il popolo passa e si mette in salvo.

Il bassorilievo ligneo presenta i vari elementi del racconto:
- la disputa, con la regina seduta di fronte al re di Kumassi
- la fuga del popolo
- il riposo sulle sponde del fiume (alcuni che giocano all’awalé)
- l’inseguimento dei soldati nemici
- il sacrificio del figlio
- il lamento funebre
- gli ippopotami che formano il ponte
Nella Messa, celebriamo il santo sacrificio di Gesù, che si dona a noi e ci salva dal peccato e dal male. Dio stesso si offre per amore e non vuole più sacrifici umani.
Sulle pareti laterali dell’altare sono raffigurati vari momenti della vita al villaggio: la pesca con rete, il ritorno dai campi, la danza dei notabili, la pulitura del riso. È la vita quotidiana che il missionario è chiamato a condividere, diventando così sacramento dell’incarnazione di Cristo.
Questo scritto è disponibile anche sul nuovo numero
della rivista SMA di animazione missionaria
Il Campo
Se desideri ricevere la rivista Il Campo
visita la pagina dedicata
cliccando qui