Sull’isola di Zanzibar, nel mese di luglio, si svolge Festival di Mwaka Kogwa. Un evento, legato al calendario persiano, che celebra il nuovo anno, per propiziarsi tanta fortuna.

festival Mwaka Kogwa zanzibar

Zanzibar, sebbene sia un piccolo lembo di terra politicamente collegato alla Tanzania, racchiude al suo interno tanti micromondi che la rendono un crogiolo di volti, colori, usanze. A renderla così misteriosa e piena di fascino per tanti turisti è l’intreccio di diverse culture che hanno lasciato i loro segni lungo l’arco della storia.

Melting pot culturale

Qui convivono elementi tipicamente africani con influssi portoghesi, inglesi e poi ancora si osserva la forte presenza araba, persiana e si percepiscono echi dall’India.

Questo melting pot deriva dalle tante traversie che l’isola ha sperimentato nel corso dei secoli: prima con l’arrivo degli arabi musulmani, provenienti dall’Egitto, dall’Arabia e dalle coste meridionali della Persia, poi con l’affermazione del sultanato di Kilwa, che ha resistito per oltre cinque secoli. Dopo un intermezzo portoghese Zanzibar, nella prima metà dell’Ottocento, cadde sotto la sovranità di Sa‛īd ibn Sulṭān, imām dell’Oman. La stabilità politica di quest’isola è emersa solo con la formazione dell’odierna Tanzania.

Punto cruciale per gli scambi commerciali tra Africa e Oriente, Zanzibar è stata da sempre nota come terra delle spezie. In particolare, nella zona settentrionale si trova un’esplosione di colori e profumi, grazie alle piantagioni di cannella, zenzero e chiodi di garofano. Queste spezie sono talmente importanti per l’economia dell’isola che sono stati creati dei circuiti turistici appositamente dedicati alla conoscenza degli aromi tipici di Zanzibar.

Anche le tradizioni locali esprimono quel crogiolo di popoli che hanno attraversato la storia dell’isola lasciando un segno più o meno profondo. Tante infatti le feste che suggellano particolari ricorrenze, come il Festival di Mwaka Kogwa, una delle commemorazioni più antiche celebrate a Zanzibar. Si tratta di un evento legato al calendario persiano, con cui si festeggia l’arrivo del nuovo anno. I persiani furono i primi stranieri a stanziarsi sull’isola e alcuni elementi della loro cultura furono assorbiti dalla gente del posto legata alle usanze tipicamente Swahili.

Il Festival si svolge in varie zone, ed è particolarmente coinvolgente nella piccola cittadina di Makunduchi. Questo luogo, che non presenta particolari attrazioni, si riempie di musica, danze, voci in occasione del Mwaka Kogwa. L’evento si svolge tra luglio e agosto (ogni anno il calendario cambia a seconda delle fasi lunari) e dura quattro giorni.

Il primo giorno è scandito da un rituale di combattimento che vede sfidarsi due fratelli abitanti del nord e due fratelli del sud di Makunduchi. La lotta rappresenta una forma di scaramanzia per evitare le vere battaglie.

Lo scontro teatrale è di buon auspicio, perché tutte le forze negative si sono liberate durante le ostilità espresse sottoforma di finzione. Il nuovo anno può così iniziare in armonia, in un ambiente purificato dalle cattive interferenze. Questo processo di “purificazione” è sublimato dalla presenza delle donne che circondano i combattenti inneggiando canti dedicati all’amore e all’equilibrio della vita nel villaggio.

Al termine dei combattimenti viene costruita una capanna a forma di piramide. Uno stregone locale entra nella capanna che poi viene data alle fiamme. Con il fragore del fuoco il mago si precipita fuori e si getta illeso nell’erba. La gente intorno inizia a lanciare terra e pietre sul fuoco per spegnerlo. Anche questa rappresentazione è simbolica per il nuovo anno: si crede infatti che con questo rituale nessuno perderà la propria vita anche se la casa di qualcuno del villaggio sarà arsa dal fuoco. I festeggiamenti si concludono con un grande banchetto, a cui tutti sono invitati.

a cura di Silvia C. Turrin

foto: wikipedia.org