Dopo il recente colpo di Stato, in Niger la situazione rimane instabile e incerta, come ci racconta p. Mauro Armanino in questa sua nuova lettera/testimonianza.

I confini tra realtà e finzione, come Luigi Pirandello bene evidenziava nella sua drammaturgia, sono sempre molto labili.

Quanto sta accadendo in Niger, dopo la relativa presa di potere di un gruppo di militari delle Guardia Presidenziale mercoledì scorso, assomiglia ad un gioco nel quale tutti i personaggi sono in cerca d’autore.

La politica anzitutto, intesa come partecipazione nella costruzione del bene comune, non si è mai di fatto mai realmente concretizzata. Essa è stata interpretata come perenne lotta per il potere, con la stessa logica di quello coloniale della Francia, che ha potuto proseguire – nel Paese del ‘suo’ uranio – grazie a politici compiacenti.

Quando, questi ultimi, hanno cercato di prendere le distanze dal Padre Padrone francese, sono scaturiti, non per caso, i primi colpi di stato di autore senza nome. Il prossimo 3 agosto sarà l’anniversario dell’indipendenza del Niger e faranno 63 anni di cammino nel deserto attraversato dal fiume omonimo.

Gli altri personaggi del dramma sono i partiti politici che, oggi, si contano a decine e il cui numero e consistenza varia a seconda delle stagioni del potere. Si fanno e disfanno aggregazioni di compiacimento che solo assicurano qualche garanzia ‘alimentare’ in più per i membri dei partiti. Uno di essi, al governo da dieci anni, si denomina PNDS e cioè il Partito Nigerino per la Democrazia e il Socialismo. Presentatosi alle elezioni del 2004 e del 1999, era risultato perdente e solo dopo il penultimo colpo di stato nel 2010, aveva vinto le elezioni l’anno seguente.

Mohamed Bazoum è il successore – nonché il prescelto – di Mahamadou Issoufou, entrambi fondatori del PNDS.

Il decennio di potere del suo mentore, contrariamente all’opinione occidentale e africana, ha gradualmente contribuito ad affossare la fragile democrazia nel Paese.

Demoliti i partiti, eliminato l’oppositore principale Hama Amadou, divisa per compravendita la società civile e, infine, l’operazione seduzione ‘pecuniaria’ per la classe intellettuale del Paese, la democrazia si è trasformata nel regno tentacolare e fondamentalmente corrotto del PNDS.

Bazoum, malgrado la complicità degli osservatori internazionali che hanno ratificato i risultati dello scrutinio delle ultime presidenziali del 2021, è stato eletto in modo fraudolento. Dopo circa due anni, alla vigilia della festa dell’Indipendenza, è stato deposto da una giunta militare e si trova prigioniero di elementi armati della Guardia Presidenziale, voluta e curata dal suo predecessore.

Tra i personaggi della vita politica del Niger e in Africa Occidentale, si trovano i militari, personaggi in cerca d’autore di tutti i golpe e dei tentativi andati a male, nel frattempo. Per carenza di democrazia reale, intesa come sistema che rende possibile il gioco di alternanze politiche senza ricorrere alla violenza, essi sono coloro che ‘azzerano’ il contagiri e permettono alla democrazia di riattivarsi.

Questo spiega perché, in generale, da questa parte del mondo i colpi di stato sono assai ben visti e appoggiati dal popolo, che vede in essi un’opportunità di rimessa in moto del recita a soggetto in questione.

Il grande escluso di tutto ciò, per assenza di autori e cioè di cittadini riconosciuti e riconoscibili, è proprio il popolo che in tutti questi anni è stato preso, volutamente o meno, in ostaggio dai vari regimi politici che si sono succeduti.

Lo stesso popolo della città di Niamey e di altre città del Niger, che ha appoggiato il golpe e che si è spinto ieri fino alla zone delle ambasciate e, soprattutto quella della Francia, ne è stata il bersaglio principale.

La situazione, al momento è ancora incerta. La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale, l’Unione Europea, gli Stati Uniti e l’Unione Africana (e la Francia in particolare) hanno ovviamente condannato il golpe e deciso di applicare con inusuale rapidità un arsenale di sanzioni economiche e politiche. Non si esclude neppure un intervento armato nel caso in cui il presidente eletto non venga rilasciato e prenda le funzioni a lui spettanti prima del colpo di forza.

Non casualmente, questo gioco della parti si evidenzia nel Niger, Paese tra i più poveri economicamente del mondo, ma ricco della sua geopolitica.

L’uranio per la Francia, il petrolio per la Cina e altre materie prime da definirsi; l’esternalizzazione delle frontiere per controllare e bloccare la mobilità umana.

L’oasi di stabilità per accogliere i militari di Francia, Stati Uniti, Germani e Italia, fanno del Niger, come detto all’inizio, un Paese in cerca d’autore e, invece delle stelle, sono le sirene russe che ora stanno a guardare.

P. Mauro Armanino
Niamey