P. André N’Koi, missionario SMA congolese, è stato per alcuni anni vice-parroco di p.Gerardo nella missione di Tabou, in Costa d’Avorio. Ci ha scritto per comunicarci i ricordi che conserva nel cuore di quell’esperienza passata con p. Gerardo.

È con grande emozione che ho appreso la notizia della morte di p. Gerardo. Nel 2005, quando lo incontrai per la prima volta a Tabou, nell’estremo sud-ovest della Costa d’Avorio, per diventare il suo vice-parroco, aveva 71 anni. Come è di usanza in Africa, noi lo chiamavamo “le vieux”, il vecchio.

“Vecchio” è una parola molto affettuosa che porta con sé tutto il suo significato, perché p. Gerardo era uomo di comunione, e molto paterno verso tutti. Ha guidato i miei primi passi di missionario SMA nel paese del popolo Krumen, attaccato alla sua identità ma curioso di accogliere la novità.

Avrei voluto essere presente al funerale, ma le attuali condizioni sanitarie me l’hanno impedito. Lo voglio ricordare con questo piccolo scritto.

Degli anni passati con p. Gerardo, conservo tre ricordi.

Anzitutto la missione itinerante: la visita alle comunità dei villaggi era la sua priorità. Sia nella parrocchia di Tabou (che conta 53 villaggi) come in quella di Grabo (72 villaggi), i giorni feriali erano dedicati alla visita dei villaggi, intere settimane dedicate a sentire l’odore delle pecore. A volte marciavamo a piedi su sentieri tortuosi attraverso villaggi e fattorie per andare ad incontrare i fedeli e ascoltare le loro necessità.

Poi ricordo il suo senso della carità verso tutti. Ricorderò sempre il suo modo di accogliere i cristiani alla canonica dopo le messe quotidiane. Ciascuno portava il suo grosso problema da sottomettergli. E poi l’accoglienza dei profughi liberiani.

O quel giorno del 2006 , quando siamo andati alla fattoria Yao, in piena foresta, dopo che c’era stato un attacco dei guerriglieri in una piantagione di cacao.

Ci siamo trasformati in personale di ambulanza per trasportare i feriti agli ospedali Tabou e di San Pedro, e portare in salvo alla nostra missione di Tabou i bambini e le donne scampate al massacro.

La Provvidenza ci ha permesso di ospitare per tre mesi un centinaio di sfollati, in maggioranza bambini orfani e vedove. Ricordo anche quei malati che incontravamo nei villaggi e che trasportavamo all’ospedale di Tabou. Erano tutti curati a spese della missione.

Con lui, ho imparato che non si deve mai calcolare il tempo, quando si tratta di fare il bene e salvare una vita.

Terzo ricordo: la fratellanza. Con p. Gerardo si viveva la “Fratelli Tutti” prima che la scrivesse papa Francesco. Una fratellanza senza frontiere. Quando doveva limitare un po’ il mio entusiasmo di giovane pastore, gli capitava di alzare un po’ la  voce, ma sempre nel rispetto del fratello.

Il più delle volte, durante la preghiera dell’Ora Media o dei Vesperi, chiedeva perdono. Quando ha dovuto prendere delle decisioni difficili per la parrocchia, andava ad incontrare tutte le persone coinvolte. Molto spesso, contro la sua opinione, si metteva dal lato della maggioranza, anche quando non era molto razionale. Ha preferito soffrire piuttosto che far soffrire.

Nella comunità cristiana cercava sempre l’equilibrio. La convivialità era il suo motto. Diceva: “Una comunità in cui si ride e ci si diverte, in cui si mangia bene secondo i gusti di ciascuno, è questo il paradiso!”. È da lui che ho imparato che la fraternità si coltiva, e si cura. Ma essa può avere un costo!

Quando nel 2019 l’ho incontrato a Santa Maria di Castello, mi ha posto questa domanda: “Verrai al mio funerale?” Ho risposto: “Cosa ne sai! Potresti essere tu a  venire a mio!” Abbiamo poi concluso che colui il primo a morire avrebbe avuto la visita dell’altro al suo funerale. Ma non potevamo fare i conti allora con il covid!

Vorrei che trasmetteste le condoglianze mie e dei confratelli della provincia SMA di Strasburgo alla famiglia di p. Gerardo e tutti i confratelli della provincia italiana. Dio, che p. Gerardo ha servito con gioia, lo accolga nel suo regno.

P. André N’Koi,
Superiore della Provincia SMA di Strasburgo