Morire per difendere la propria terra e proteggere l’ambiente

È appena stato pubblicato il rapporto “Enemies of the State? How governments and businesses silence land and environmental defenders (Nemici di Stato? Come i governi e le imprese eliminano i difensori della terra e dell’ambiente)”.  Lo ha pubblicato l’Ong inglese Global Witness, e si riferisce al 2018. Lo puoi scaricare, in inglese o spagnolo, a questa pagina.

Sono dati terrificanti: solo per il 2018 Global Witness è riuscita a documentare 164 assassini di attivisti e difensori della terra e dell’ambiente: persone comuni assassinate per aver difeso le loro case, le loro foreste, i loro fiumi contro le imprese che sfruttano il legname delle foreste, estraggono prodotti minerari, requisiscono le terre dei piccoli contadini per creare latifondi.

Sono attivisti e semplici cittadini che con la complicità del governo sono messi a tacere, imprigionati o peggio fatti sparire.

Sono dati arrotondati per difetto: è impossibile stabilire l’elenco completo di tutti gli assassini ambientali eseguiti nel mondo. In molti paesi la stampa non è libera e non ci sono Ong locali che tengono traccia di questi crimini.

Ed è per questo che i casi riportati dall’Africa sono solo 14, riferiti a 7 Paesi: Gambia, Senegal, Kenya, Camerun, RD Congo, Egitto, Sudafrica. Eppure è proprio in Africa che il “land grabbing” sconvolge gli equilibri ancestrali dell’uso e del possesso della terra.

È proprio nelle foreste e nelle miniere dell’Africa che vengono perpetrati, nel più grande e colpevole silenzio, i crimini più odiosi, contro la popolazione e contro l’ambiente.

Le denunce sono spesso lanciate da Ong straniere, e manca ancora una sensibilità e un’organizzazione della società civile locale.

Ecco tre casi emblematici, che il rapporto segnala:

1) Senegal: il 6 aprile 2018 la guardia forestale Moustapha Gueye è stata brutalmente uccisa da un gruppo di persone che abbatteva clandestinamente alberi protetti, nella regione di Casamance, dove il disboscamento illegale è diffuso.

2) Kenya: Il 16 gennaio 2018, un membro della comunità indigena dei Sengwer, Robert Kirotich, è stato ucciso a colpi di arma da fuoco dalle guardie forestali nella foresta di Embobut. Opponeva resistenza allo sgombero delle terre ancestrali, ordinato dal governo per creare un parco naturale, per la gioia dei turisti europei e nord-americani.

3) Sudafrica: Diversi attivisti della tribù dei Xolobeni negli ultimi anni sono stati assassinati o minacciati per essersi opposti al progetto governativo di aprire una miniera di titanio sulla loro terra ancestrale. Una causa intentata in tribunale dai nativi ha visto nel 2018 un’insperata vittoria, incoraggiante per il proseguimento della lotta.

Leggi l’introduzione del rapporto tradotta in italiano radotta in italiano

Marco Prada

Le foto della Gallery qui sotto: due attivisti ambientali del Camerun e del Sudafrica perseguitati (foto Global Witness); guardie forestali requisiscono un tronco appena tagliato in Casamance-Senegal (foto Pressafrik); i funerali dell’attivista Sengwer Robert Kirotich, bambini della tribù, capanne incendiate dalle guardie forestali (foto Mongabay); paesaggio della territorio dei Xolobeni (foto M&G), attivisti e scavatrice in una miniera (foto dailymaverick)

 

2019-08-28T14:46:32+00:00 14 agosto 2019|Categories: GPIC|Tags: , , |