La tradizione orale africana

I padri della SMA, dall’inizio della loro presenza in Africa, si sono interessati alla cultura dei popoli che li hanno ospitati. Hanno imparato le lingue locali e raccolto una grande quantità di documenti, espressi dalle tradizioni orali, per esempio i testi di letteratura, di storia, rituali tradizionali, come la festa degli ignami, riti matrimoniali, funerari, agresti.

I missionari e la cultura africana

Alcuni si sono particolarmente orientati verso le tradizioni orali letterarie: miti, leggende, storie, favole, proverbi, e ne hanno preparato accurate edizioni con lo scopo di far conoscere queste culture.

Presupposto di queste opere è la chiara coscienza che i racconti, le favole, i proverbi, i miti e le leggende, rappresentano un luogo privilegiato di manifestazione della vita, uno spaccato nel quale si condensano le aspirazioni, le credenze, i modelli di comportamento e le stesse norme di regolamentazione sociale della convivenza.

Linguaggio simbolico da penetrare

Si tratta di saper penetrare dentro il linguaggio allegorico e simbolico, che favorisce la sedimentazione e la soluzione dei conflitti individuali e collettivi; ma soprattutto di tener conto dello specifico della tradizione orale, cioè delle complesse regole che stanno alla base della sua formazione e trasmissione.

Per questo, qui sotto vengono presentati una serie di racconti, registrati dal vivo al magnetofono, analizzati nel contenuto e nella forma, nel tentativo di ricostruire, a partire da essi, il mondo culturale che vi si rispecchia.

Basta seguire il link e si viene rinviati al sito dove consultare questi testi.

Ne deriva una ricostruzione singolare dell’ambiente, che facilita la comprensione del significato profondo di quanto viene narrato e consente di avvicinarsi all’esperienza di socializzazione di popoli tanto lontani dalle nostre abitudini massificanti.

I grandi enigmi della vita

La freschezza delle narrazioni, nelle quali il contatto con la natura, in tutte le sue manifestazioni, diviene tramite spontaneo per la presa di coscienza e la soluzione dei grandi enigmi della vita, e la sapienza degli insegnamenti impartiti con grande semplicità, rappresentano altrettanti stimoli ad accostare con discrezione ed ammirazione civiltà diverse dalle nostre, ma non per questo meno ricche di valori e di preziose testimonianze.

Questi testi, ci ricordano che non è possibile annunciare il vangelo passando sopra alle differenze culturali di popoli che hanno lungamento lottato e sofferto per costruirsi un loro modo di pensare e di vivere. Solo un Vangelo che si fa carne nella storia concreta degli uomini, è in grado di essere sale delle terra e luce del mondo.

 Una notte magica

“Il bambino che sa lavarsi le mani si siederà a tavola con gli anziani”. Questo proverbio è stato detto da Benoit Kwaku Kra come introduzione al racconto di Drugnan del “Bambino che va alla ricerca del senso delle cose del mondo specialmente delle più difficili, incomprensibili, misteriore, pericolose”. Infatti, in certe varienti, colui che si addentra troppo a fondo in questa ricerca, può perdere la vita.

Una chiazza nella foresta

Tanokoffikro é un villaggio completamente circondato dalla foresta, una parcella di foresta umanizzata. Mentre il narratore racconta le avventure di Iena, Pantera, Leone, o di qualche genio o spirito che assume sembianze umane per introdursi nel villaggio, si possono sentire gli ululati di qualche animale evocato nelle storie, ed immaginare questo mondo numinoso che vive non lontano dagli esseri umani.

Era la sera dopo cena, gran parte del villaggio era riunita attorno ai catechisti e ai capi-chiesa, nella grande piazza antistante l’abitazione di Tano Koffi, capo dell’omonimo villaggio da lui fondato, qui accanto durante la festa degli ignami.

Eravamo riuniti per una veglia narrativa. L’atmosfera si era veramente “addensata”, come dicono gli anziani del villaggio. Erano presenti i padri Nino Aimetta, Secondo Cantino e Silvano Galli.

Ogni narratore gareggiava con gli altri per imporsi e mostrare i suoi talenti. La seduta era giunta al suo apice. Benoit Kra chiede la parola e narra il suo racconto, rivolto a tutti, ma soprattutto ai giovani catechisti venuti, anche da lontano, per la riunione:

Una parola diversa dalle altre

“Voi tutti, fate bene attenzione. Mi chiamo Benoit Kwaku Kra. Sono il sorvegliante della Chiesa di Tanokoffikro. La vicenda che vi racconterò è una vecchia storia dei tempi antichi: è questo che vi voglio raccontare. Non è come gli altri racconti che stiamo narrando. Non è la stessa cosa. Colui che sa scrivere non ha che da prendere la carta e scrivere.

E’ una storia dei nostri avi che vi racconterò. Una vera storia dei tempi antichi che voi ascolterete. Si suol dire: il bambino che sa lavarsi le mani, si siederà a tavola con gli anziani. Dunque io vi narrerò questo racconto perchè i Padri sono venuti e si sono riuniti qui. Lo racconterò affinchè tutti possano comprendere, bambini e cecchi, e conservarlo nella memoria”.

Ciò che più colpisce in questa presentazione sono le affermazioni che l’autore fa dopo la sua presentazione. E’ evidente che l’autore è cosciente di trasmettere qualcosa di estremamente importante, per cui egli deve stimolare i presenti ad accogliere con profitto quanto sta per dire e a conservarlo nella memoria e nello scritto, affinchè il messaggio possa essere trasmesso ad altri.

Sedersi a tavola con gli anziani

Il narratore aveva coscienza di proporre “un piatto diverso dal normale”, riservato agli anziani. Questo cibo l’ha servito a tutti i commensali presenti, affinchè potessero assaporarne la dolcezza e sperimentare quanto sia nutriente dividere la mensa con gli anziani.
Abbiamo cercato anche noi, in queste pagine, di gustare qualche briciola della cultura tradizionale degli Any-Bona. Noi non abbiamo fatto altro che servirci a una mensa imbandita da altri, e abbiamo solo “assaggiato” qualche vivanda. Ciò è stato sufficiente per permetterci di untravvedere quale sia la qualità e la quantità delle vivande che gli anziani Bona, i Nana, possono offrirci, accettandoci alla loro mensa.Da noi è stato richiesto “di saper lavar le mani”, cioè di avvicinarci a loro con rispetto e di saper stare al proprio posto a “tavola” con loro.

Una selezione di testi della tradizione orale da leggere e consultare

Ecco qui un riassunto e una presentazione del mio lavoro sui testi delle tradizioni orali raccolti:

Le foto: Sono vecchi clichés degli anni ’70 che illustrano momenti della festa degli ignami nelle corti anyi-bona: alcuni notabili, venerazione degli antenati con offerta di cibo e bevanda, vari seggi. L’ultima a destra è di Kwadio Nguettia, sovrano di Koun Aounzi, deceduto nel 1977. La prima in alto a destra: con il sovrano di Koun Aronso, Kwame Yeboua, che mi mostra lo Dja, il pacchetto in cui sono avvolti, in un orecchio d’elefante, i pesi per pesare l’oro. Nell’altra nel suo cortile durante la festa degli ignami.

P. Silvano Galli
Genova, 26 Settembre 2019

2019-09-29T22:58:41+00:00 29 settembre 2019|Categories: Cultura|Tags: , , |