La lunga marcia del popolo Sahrawi verso la libertà

Nell’udienza di mercoledì 8 agosto, papa Francesco ha incontrato una delegazione dei “piccoli ambasciatori di pace”: si tratta di bambini Sahrawi, cioè originari del Sahara Occidentale, che vivono nei campi profughi in Algeria e Mauritania, inviati da alcune famiglie italiane a passare le loro vacanze in Italia.

Il Sahara Occidentale è l’ex-colonia spagnola del Rio de Oro, affacciata sull’Oceano Atlantico, a sud del Marocco e a nord e ovest della Mauritania. È un territorio desertico, con una popolazione poco numerosa. Quando nel 1975 ottenne l’indipendenza dalla Spagna, fu invaso dagli eserciti di questi due Paesi confinanti che se lo spartirono. Nel 1979, la Mauritania rinunciò alla sua porzione di territorio (la regione meridionale del Tiris el Gharbia) e così il Marocco rimase l’unico occupante. Durante tutti questi anni il Marocco ha favorito l’immigrazione di suoi cittadini, per legittimare le sue rivendicazioni.

Ma i nazionalisti Sahrawi del Polisario (Frente Popular de Liberación de Saguía el Hamra y Río de Oro) esiliati in Algeria, il 27 febbraio 1976 proclamarono la Repubblica Democratica Araba Sahrawi (RADS), sotto la leadership di Mohamed Lamine Ould Ahmed. La RASD strinse fin da subito  relazioni diplomatiche con diversi stati – principalmente africani e sudamericani – ed è stata riconosciuta dall’Unione Africana diventandone membro, ma non dalla Lega araba. Ha un seggio di osservatore all’Onu, che l’ha inserita nella sua “lista dei territori non autonomi”.

Il Polisario controlla la fascia est del Sahara Occidentale, che però è semi-desertica, spopolata, e priva di risorse. La sua sede attuale è presso il campo profughi di Tindouf in Algeria, dove vivono circa 165 mila Sahrawi. Il Marocco ha costruito diversi muri lungo il territorio da lui occupato, per impedire gli attacchi del Polisario.

La guerriglia di liberazione del Polisario contro il Marocco occupante è terminata con un cessate il fuoco nel 1991. L’accordo prevedeva la realizzazione nel gennaio 1992 di un referendum sullo statuto definitivo del Sahara Occidentale, sotto l’egida dell’Onu. Ma questo non si è mai tenuto. Da allora una missione dell’Onu (Minurso) si occupa di mantenere separati i due contendenti e gestisce i campi profughi in Algeria. L’Onu continua a fare pressione sul Marocco, perché, in attesa del referendum, accetti che il Sahara Occidentale sia governato da un’Autorità del Sahara Occidentale, eletta dalla popolazione sahrawi.

L’Unione Europea non è mai riuscita a adottare una posizione comune, divisa tra i Paesi che non vogliono rompere le loro buone relazioni con il Marocco (Francia soprattutto), ed altri più schierati con il popolo Sahrawi. Il Parlamento italiano, pur accogliendo le istanze dei rappresentanti Sahrawi in Italia, non ha mai preso una posizione netta, ma appoggia fin dall’inizio le iniziative dell’Onu per arrivare quanto prima al referendum.

L’Italia ha sempre avuto relazioni di simpatia e amicizia con il popolo Sahrawi. Quest’anno ha partecipato ancora una volta al rifinanziamento della Monurso, la missione dell’Onu, della quale ha sempre fatto parte un piccolo contingente italiano, oggi ridotto a 5 ufficiali. La Cooperazione italiana finanzia alcuni progetti socio-sanitari nel grande campo profughi di Tindouf. Si sono create numerose occasioni di scambio con rappresentanti del popolo Sahrawi, a livello politico, culturale ed anche di volontariato, come l’iniziativa annuale dei “piccoli ambasciatori di pace”, che permette di mantenere viva l’attenzione sulla causa Sahrawi.

La Mauritania dallo scorso luglio presiede l’Unione Africana, e il suo presidente ha fatto approvare la creazione di una troika, composta da Rwanda, Guinea e Egitto, che dovrà accelerare i negoziati tra Marocco e RASD, e collaborare con l’Onu affinché si chiuda al più presto questo dossier. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, lo scorso 27 aprile, ha votato una risoluzione in cui fa pressione sul Marocco e il Polisario affinché riprendano i colloqui diretti di pace, interrotti dieci anni fa, in vista di “una soluzione politica giusta, durevole e reciprocamente accettabile che preveda l’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale”.

Il nervosismo del Marocco, che si vede ora stretto alle corde, si è sfogato nella poco riflessiva decisione di rompere le sue relazioni diplomatiche con l’Iran, accusato di armare il Polisario attraverso Hezbollah. Accuse seccamente e fermamente smentite sia da Teheran che dal Polisario. I Paesi della penisola araba, da sempre opposti agli sciiti iraniani, hanno manifestato la loro solidarietà al re marocchino Mohamed VI.

Un nuovo fronte di lotta il Polisario l’ha trovato nel diritto internazionale: sempre di più i suoi giuristi fanno appello alle istanze sovranazionali, per obbligare il Marocco ad interrompere lo sfruttamento delle risorse naturali del Sahar Occidentale. Queste sono di due tipi: i giacimenti di fosfati e il pesce di cui sono ricche le sue coste.

Il 27 febbraio di quest’anno la Corte di Giustizia dell’Unione europea, chiamata a dare un giudizio sull’accordo di pesca tra Marocco e Unione Europea, ha riaffermato che il Sahara Occidentale non è parte del territorio del Marocco…  e deve porre fine allo sfruttamento ittico davanti alle sue coste senza il consenso del popolo Saharawi”. È la terza volta che questa alta istanza si esprime a favore dei Sahrawi.

Già nel 2015, prendendo in esame un accordo di libero scambio tra UE e Marocco aveva fatto l’importante dichiarazione secondo cui “la vendita di prodotti provenienti dal Sahara Occidentale devono sottostare alle regole fissate dalle Nazioni Unite per il commercio di prodotti provenienti da territori occupati, rinfacciando al Marocco l’occupazione di un territorio che non gli appartiene.

Il sociolgo Luciano Ardesi, da anni presidente dell’Associazione Nazionale di Solidarietà con il Popolo Sahrawi (Ansps), ha recentemente manifestato le sue inquietudini per l’indurimento dell’atteggiamento di Rabat. Ha scritto sul numero di luglio 2018 di Nigrizia: “Negli ultimi anni la spesa militare del Marocco vale il 3,2% del Pil, pari a oltre il 10% della spesa pubblica. Alla fine dello scorso anno, Rabat ha lanciato un satellite spia, costruito dal consorzio italo-francese Thales Alenia Space, il primo di questo tipo in Africa, fatto che inquieta non poco i suoi vicini, per la sua evidente valenza strategico-militare.” Ardesi vede in questa politica di riarmo la volontà del Marocco di risolvere manu militari, una volta per tutte, il problema del Sahara Occidentale.

Per rimanere informati sul Sahara Occidentale:

  • Il sito Wesatimes, che si definisce “la voce del popolo Saharawi, il suo dolore, la sua speranza e il suo sacrificio per recuperare i suoi diritti rubati”. Il sito (in italiano e altre ligue) è riconosciuto ufficialmente dalle autorità politiche del Fronte Polisario, e anche dai ministeri competenti della Repubblica Araba Saharawi Democratica.
  • Il Coordinamento Toscano in Sostegno della RASD, un raggruppamento di associazioni e iniziative varie italiane, che lavora nel campo della solidarietà, dei diritti umani e la cooperazione allo sviluppo con e per  il popolo Sahrawi. Il suo obiettivo è di accompagnare il popolo Sahrawi nella sua lotta per l’autodeterminazione, sensibilizzando l’opinione pubblica toscana e italiana e le istituzioni sulle cause e le conseguenze della occupazione illegale del Sahara occidentale da parte del Marocco.

(MP)

2018-08-19T21:38:40+00:00 18 agosto 2018|Categories: Attualità, Società Civile|Tags: , , |