Ivoiriani alle elezioni locali, con poco entusiasmo

Il 13 ottobre i cittadini della Costa d’Avorio sono chiamati alle urne per eleggere i sindaci e i consiglieri regionali. La campagna elettorale non sembra suscitare molto entusiasmo. Solo il 36% degli elettori aveva partecipato alle ultime elezioni locali nel 2103, e prima ancora, nel 2001, il 39%. Si teme anche questa volta la disaffezione dei cittadini.

Non è facile spiegare in poche parole la complicata dinamica politica ivoriana, ed è noioso soffermarsi sulla selva di sigle di partiti e partini. Le uniche votazioni che scaldano gli animi e ravvivano l’interesse politico dei cittadini sono quelle presidenziali.

Alassane Ouattara terminerà il secondo mandato presidenziale nel 2020, ed ha già annunciato, senza appello, che non si ripresenterà. Nel 2016 ha fatto votare al Parlamento la nuova Costituzione, approvata poi con un referendum a cui ha partecipato solo il 42% degli aventi diritto. Da essa sono stati eliminati due elementi, introdotti nel 2000, che avevano provocato la crisi politica degli anni 2000 e la spaccatura del paese: l’ivoirité dei candidati e il limite di età per presentarsi. Non si deve più dimostrare di avere entrambi i genitori di nascita e di cittadinanza ivoriana, e si può avere più di 75 anni per essere candidati. Basterà avere un genitore ivoriano. Inoltre sono introdotte la seconda Camera dei rappresentanti, il Senato, e la carica di Vice-presidente.

Il sistema politico ivoriano è presidenziale, con accentuati poteri conferiti all’esecutivo. Il Parlamento (Assemblea Nazionale) ha poca iniziativa, rispecchia la maggioranza presidenziale, e si limita a trasformare in leggi i più importanti decreti presidenziali.

Ma una certa libertà di manovra è concessa agli amministratori locali: sindaci e governatori di regione. Benché i partiti maggiori cerchino di monopolizzare queste cariche, non raramente capita che a vincere siano liste locali, guidate da personalità escluse dal gioco di potere, oppure create proprio contro l’establishment ingessato e clientelare.

I risultati del prossimo 13 ottobre saranno certamente un test importante per il grande appuntamento del 2020. I due maggiori partiti correranno da soli: l’RDR del presidente Ouattara, e il PDCI, storico ma ingiallito partito del padre della nazione Houphouet Boigny. Sono falliti i tentativi di Ouattara di riunirlo sotto una sola sigla. L’opposizione, come in genere in Africa, corre divisa, senza idee, senza vere proposte alternative, senza candidati credibili. Il FPI, partito dell’ex-presidente Gbagbo (che è ancora sotto processo alla Corte Penale internazionale), scivola sempre più verso l’oblio, dilaniato da gelosie e vendette interne.

Vi proponiamo l’appello rivolto agli elettori dal REST-COR (Réseau Shalom de Transformation de Conflit et de Réconciliation), un Centro di Studi e di Formazione per la pace, la giustizia, la riconciliazione e l’integrità della creazione in Africa Occidentale, fondato dalla Società delle Missioni Africane. È diretto dal p. Michel Savadogo.

P. Michel Savadogo, SMA

“Ivoriani, facciamo la differenza con la nostra maturità politica, esordisce il messaggio. Agiamo, ciascuno al suo livello, per promuovere elezioni che consolidino la pace, la coesione sociale e la giustizia. Facciamo del nostro processo elettorale un momento di gioia e non di odio, un momento di fraternità e non di inimicizia. Solo insieme possiamo sviluppare il nostro paese”.

E continua il messaggio, firmato dal direttore p. Savadogo: Impegniamoci in azioni concrete di pace e di consolidamento della coesione sociale, individuali e collettive. Ciascuno si assuma la sua responsabilità”.

E si esortano i protagonisti del processo elettorale: “I candidati adottino un linguaggio rispettoso delle differenze di opinioni, che non faccia attacchi personali, e che presenti un programma di azione chiaro e realizzabile. Gli elettori compiano il loro dovere, senza atti di violenza verbale e fisica, rispettando le persone e gli ambienti adibiti per

le elezioni. Le forze dell’ordine siano ambasciatori di pace, non usino la violenza dentro e fuori i seggi elettorali. I giornalisti siano fedeli al codice deontologico della loro professione, diano prova di saggezza giornalistica e non diffondano informazioni false o esagerate”.

(MP)

2018-10-10T21:25:12+00:00 10 ottobre 2018|Categories: Attualità, GPIC|Tags: , |