Insieme contro la tratta: cronaca del Convegno

“A Benin City, nel mio Paese, la Nigeria, frequentavo la scuola. Avevo amici, una famiglia. Ho dovuto interrompere la scuola e i miei sogni, perché i miei genitori non avevano più soldi. La mia famiglia è povera. Allora una donna mi ha suggerito di emigrare in Italia, perché là si guadagna un sacco di soldi. Mi ha anche proposto un prestito per fare il viaggio. E le ho chiesto: Quanto? 20.000 euro, ha risposto. Non avevo alternative, sono partita”.

È  il racconto di una delle ragazze nigeriane intervistate da Antonio Guadalupi nel documentario How much?, prodotto dalla Società delle Missioni Africane, e proiettato all’inizio del Convegno Insieme contro la tratta, giovedì 6 febbraio al Quadrivium.

Paolo Lambruschi, giornalista di Avvenire, esperto di migrazioni dall’Africa all’Europa, ha commentato questa e altre testimonianze di ragazze nigeriane, finite sulle nostre strade dopo un terrificante viaggio attraverso il Sahara e l’inferno della Libia. “Noi europei diciamo che la vergogna della tratta degli schiavi è terminata 200 anni fa. Non è vero. Ciò che accade oggi sulle  rotte migratorie dall’Africa Occidentale alle Coste del Mediterraneo è la sua riproduzione”, – ha detto nel suo intervento Lambruschi. “Noi oggi siamo testimoni di una nuova tratta degli schiavi. Non solo a scopo di prostituzione e di sfruttamento del lavoro, ma anche per il traffico di organi”.

Il Convegno è stato organizzato da alcune associazioni e organismi che nella città di Genova sono in prima linea contro la tratta di persone. Tra di esse il gruppo Rialzati, ispirata alla rete mondiale Talità Kum, promosso da suor Anicette Lantonkpôdé, delle Missionarie di Nostra Signora degli Apostoli. Nella sua testimonianza, ha raccontato ai presenti l’opera svolta da un gruppo di laici, suore, missionari, che varie volte in settimana vanno ad incontrare le ragazze sulla strada, nei vicoli del Centro Storico di giorno, e di notte nelle vie di Sampiedarena e Cornigliano. Si cerca di fare amicizia, si ascoltano le loro storie, si dà loro un po’ di conforto, anche attraverso la preghiera, e si prospetta loro la possibilità di uscire da questa vita.

Luca Russo, giornalista di Primocanale, ha poi guidato la Tavola rotonda. Ha dato la parola per primo a Andrea Torre, di ANCI-Liguria, e partner del Progetto HTH (Hope this Helps), rete ligure anti-tratta. Torre ha illustrato ai partecipanti il Progetto, che ha come scopo di unire forze, risorse, strategie per contrastare lo sfruttamento delle persone. Fino ad oggi ha formato 193 operatori. È poi intervenuta Chiara Musso, di Auxilium, partner del progetto HTH. Ha parlato del Numero Verde antitratta, 800-290290, attivo in tutta Italia, con base a Venezia, di cui Auxilium è il referente per la Liguria. Vi si possono rivolgere le vittime di tratta, e tutte le persone entrate in contatto con esse, che vogliono contribuire a smantellare il sistema della tratta. Ha anche spiegato cosa è il SIRIT: una banca data che ha lo scopo di mappare il fenomeno a livello nazionale. Ha anche accennato alle “strutture di fuga”, case-famiglia dove chi decide di affrancarsi dalla tratta, donne soprattutto ma anche uomini, possono trovare dei percorsi di reintegrazione nella vita sociale.

Molto provocatorio l’intervento che è seguito, di Giulia Musicò, dell’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII. Ha voluto far prendere coscienza che c’è l’altro lato del fenomeno della tratta, che ipocritamente è spesso taciuto: la domanda di prestazioni sessuali a pagamento, cioè i clienti che alimentano il mercato della prostituzione. Se si influisce sulla domanda, diminuirà certamente anche l’offerta. Ha quindi presentato la campagna “Questo è il mio corpo”, che vuole fare pressione sul governo affinché anche in Italia venga approvata una legge che punisca il cliente delle donne sfruttate, e togliere così alle organizzazioni criminali la fonte di guadagno, e combattere lo sfruttamento di persone vulnerabili.

Hanno concluso la tavola rotonda Maria Rosa Biggi del CIF e Elisa Pescio del Centro per non subire violenza, che hanno auspicato un cambiamento culturale, che porti a un maggior rispetto della donna. Si devono combattere certi stereotipi che ingabbiano la donna in un ruolo di inferiorità rispetto al maschio, strumento di possesso, oggetto di violenza. Bisogna recuperare il concetto di alleanza, tra i sessi e le generazioni, e lavorare in profondità nell’educazione dei giovani.

Un grazie va reso al coro Jingle Jam Singers per gli intermezzi musicali e l’animazione liturgica della messa in onore di Santa Bakhita, schiava, suora e santa, che ha seguito il convegno nella chiesa di Santa Marta.

P. Marco Prada

Foto: Ivo Amelotti

2020-02-10T15:36:04+00:00 11 febbraio 2020|Categories: Attualità, GPIC|