Guardare alle nostre città con gli occhi dei migranti

Ada, Amin e Adama sono entrati nella nostra Biblioteca Africana insieme, ognuno con la sua storia, ma uniti da un progetto comune. Dopo le presentazioni e qualche domanda, mi hanno chiesto se c’erano libri o articoli sui loro paesi di origine, Guinea e Costa d’Avorio e si sono seduti intorno al tavolo a parlare sottovoce.

Trovati libri e riviste, ho ripreso a catalogare, ma, incuriosita dall’entusiasmo dei tre ragazzi, li ho ascoltati. Ed è così che ho conosciuto il progetto al quale stavano lavorando. Un’idea geniale che mi ha subito appassionata. Loro – mi ha raccontato Ada – sono arrivati in Italia da alcuni anni e dopo aver studiato l’italiano e frequentato la scuola, ora lavorano come guide turistiche per Migrantour – Viaggi solidali, al progetto “Le nostre città invisibili. Incontri e nuove narrazioni del mondo in città”.

Migrantour è nata a Torino nel 2010 e si basa sull’idea di coinvolgere attivamente i cittadini stranieri nella promozione culturale e turistica della loro città d’adozione, trasformandoli in accompagnatori interculturali attraverso quei quartieri della città che maggiormente hanno modificato il loro volto grazie al fenomeno migratorio. Troppo spesso le migrazioni sono raccontate con una narrazione negativa, questo progetto ribalta il punto di vista e “il cittadino straniero” si fa guida per il cittadino italiano e gli fa scoprire degli angoli della sua città (o, meglio ancora, della città di entrambi) che non conosceva. Tra gli altri Enti, Migrantour è co-finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione e lo Sviluppo.

Un sabato pomeriggio, ho finalmente partecipato alla passeggiata organizzata nel centro storico di Genova. Tre ore interessantissime alla scoperta dei contatti storico-culturali tra Genova e l’Africa occidentale. Siamo partiti dalla Stazione Principe, davanti alla statua di Cristoforo Colombo, genovese e scopritore delle Americhe (dove poco dopo sarebbero stati deportati gli schiavi dal Golfo di Guinea), passati per vicoli e piazzette brulicanti di persone e negozi, per terminare davanti a Palazzo San Giorgio, sede storica delle attività commerciali genovesi e attualmente sede dell’Autorità Portuale.

Grazie ad Ada, Amin e Adama ho visto la mia città con occhi nuovi, trasformata, arricchita, con molti significati in più. Dal caffè, alla cioccolata, ai mezzari, ai disegni stampati sulle stoffe, dai modi di dire ai dipinti nelle chiese. Un viaggio nel tempo e nelle distanze sempre più veloci, tra mondi che si frequentano da sempre e lasciano tracce da ri/scoprire.

Maria Ludovica Piombino
Direttrice della Biblioteca Africana Borghero
che ha sede alla SMA di Genova

2019-03-27T21:53:55+00:00 27 marzo 2019|Categories: Migrazioni|Tags: |