Africa: i contratti poco chiari delle multinazionali dell’agrobusiness

Land Matrix, Ong internazionale da anni raccoglie dati sui contratti siglati da multinazionali occidentali e Paesi del Sud del Mondo riguardanti l’acquisto di terre per grandi progetti agricoli. I contratti sono poi pubblicati nel suo sito internet, per permettere alle popolazioni locali e agli attivisti di verificare che siano rispettati i diritti dei legittimi proprietari e che non vengano commessi abusi e ingiustizie.

In Africa la terra appartiene alle popolazioni che da sempre la occupano, secondo il diritto fondiario ancestrale, che proibisce la sua alienazione. Le multinazionali acquisiscono dei diritti di uso e sfruttamento per un determinato numero di anni, in cambio di benefici sociali per i locali, come scuole, strade, ospedali, acqua potabile.

Ma gli avvocati delle grandi società spesso introducono clausole ingannevoli, e corrompono governanti e capi tradizionali. Attraverso il lavoro di Land Matrix è più facile per gli attivisti denunciare queste irregolarità, e prevenire comportamenti ingiusti.

Tra le multinazionali più attive nell’agrobusiness africano c’è la SocFin, posseduta al 38% dal discusso magnate francese Vincent Bolloré, e per il resto da Feronia, società canadese, e altri investitori. La denuncia degli attivisti è di aver convertito alla coltura intensiva della palma da olio vaste piantagioni acquisite per altre colture. Per questo si pretende la restituzione delle terre ai contadini.

Stessa denuncia è rivolta alla Olam, multinazionale con sede a Singapore. In Gabon, dal 2012 a oggi avrebbe distrutto 20.000 ettari di foreste, con contratti poco chiari, per impiantare la monocoltura della palma da olio. Inoltre sono frequenti le denunce contro i bassi salari e il non rispetto dei diritti sindacali.

Anche le imprese italiane si sono lanciate nell’agrobusiness africano. Una di queste è la Tozzi Green spa, con sede a Ravenna e progetti agricoli in Perù e Madagascar, specializzata nell’energia verde, in particolare la produzione di biocarburanti. In Madagascar essa dichiara di coltivare vari cereali e leguminose, oltre che gerani da cui ricavare distillati per l’industria cosmetica. Ma il vero interesse è la produzione di jatropha, da cui si ricava un biocarburante. In Madagascar avrebbe acquisito i diritti su 6.500 ettari nel distretto di Ihosy, in cambio di un canone di affitto. Alcune associazioni locali protestano per l’esproprio di terre ancestrali che governo e impresa avrebbero operato senza il pieno consenso dei contadini.

Il recente rapporto sul land-grabbing I padroni della terra, preparato da Focsiv e Coldiretti, riferisce che imprese italiane avrebbero 33 contratti attivi, per mettere in valore 1,3 milioni di ettari in 14 paesi del mondo, tra cui, per l’Africa, Mozambico, Gabon, Liberia, Etiopia, Senegal. Queste imprese producono principalmente legname e fibre (circa 65%) e i biocarburanti (circa 23%).

2019-01-14T22:14:03+00:00 14 gennaio 2019|Categories: GPIC|Tags: , , , , |