Per decenni, la SMA si è recata in Angola per proclamare il Vangelo, servire le comunità e contribuire a costruire la chiesa locale. Oggi sta nascendo una nuova era. Sebastião Moniz Dejoro si prepara a diventare, sabato 29 agosto, il primo sacerdote angolano della Società delle Missioni Africane (SMA).

La sua ordinazione rappresenta molto più di una semplice tappa personale. Segna una svolta decisiva nel cammino missionario dell’Angola e della SMA: una Chiesa che ha accolto i padri SMA diventa ormai una Chiesa che invia missionari SMA.

“Sto portando l’Angola alla SMA, così come la SMA fu portata in Angola dai primi missionari”, spiega Sebastião.

Per lui, questa storia è quella di una continuità. Perché, come lui stesso sottolinea:

“I missionari venuti in Angola hanno piantato un seme; io ora ho la grazia di essere uno dei primi frutti di quel seme”.

Dall’accoglienza al dono

L’Angola vanta una lunga tradizione nell’accoglienza dei missionari. Sebastião vede la sua vocazione come parte di questa storia, ma anche come segno di trasformazione.

“Abbiamo ricevuto molto dai missionari e oggi abbiamo una Chiesa in piena crescita, con molto potenziale, molti talenti e molto da offrire”.

Questo cambiamento è importante per lui. Diventare missionario non significa voltare le spalle alla storia missionaria dell’Angola, bensì perpetuarla.

“Possiamo ricevere dalle altre Chiese, ma possiamo anche dare”.

Per Sebastião, il movimento dei missionari tra Chiese riflette un aspetto fondamentale dell’universalità della Chiesa. Il Vangelo viene accolto, vissuto, condiviso e trasmesso di generazione in generazione e da una cultura all’altra.

“Credo che l’Angola sia pronta ad aprire i suoi orizzonti alla SMA.”

Egli vede l’arrivo di missionari angolani come un arricchimento non solo per le Chiese a cui vengono inviati, ma anche per l’Angola stessa.

“Possiamo portare la nostra fede, la nostra cultura, la nostra esperienza e il nostro modo di essere Chiesa in altri luoghi.”

Una vocazione missionaria

La vocazione di Sebastião riflette anche la presa di coscienza missionaria che si è sviluppata all’interno della stessa Angola.

Dopo aver ripreso a partecipare attivamente alla vita della Chiesa in gioventù, si rese conto della necessità di una catechesi più approfondita nella sua comunità. Mentre si preparava alla Cresima, già assisteva un catechista nell’insegnamento ai bambini che si preparavano al battesimo e alla prima comunione.

Ma la sua visione non si è limitata alla sua parrocchia.

Cominciò a pensare alle persone al di là della sua comunità, al di là della sua provincia e al di là del suo paese.

“Cominciai a sentire il desiderio di andare all’incontro con gli altri e condividere ciò che avevo ascoltato e imparato da Gesù”.

La dimensione missionaria della sua vocazione si rivelò così gradualmente: dal servizio accanto ai bambini della sua comunità all’idea di un ministero che trascendesse i confini geografici e culturali.

All’interno della SMA trovò una concreta espressione di questo desiderio.

“Ho scoperto una famiglia e un’identità missionaria che davano significato a questo desiderio”.

“Essere il primo” significa tenere la porta aperta

Sebastião è consapevole dell’importanza di diventare il primo sacerdote angolano della SMA. Ma non vede questo primato come una fonte di prestigio personale.

“Soprattutto, è una grazia essere chiamato il primo. Lo ricevo non principalmente come un titolo, ma come un dono e una responsabilità”.

Descrive questa responsabilità come una “responsabilità di sacrificio”, una volontà di farsi carico di qualcosa per il bene degli altri.

La sua più grande preoccupazione è non rimanere l’unico.

Al contrario, spera che la sua vocazione possa incoraggiare altri a intraprendere lo stesso cammino.

“Non voglio considerare il fatto di essere ‘il primo’ come qualcosa che mi rende importante. Lo vedo piuttosto come un invito ad aprire la strada agli altri”.

Questa immagine riassume ciò che spera che la sua ordinazione significherà per il futuro della SMA in Angola.

Se altri giovani angolani stanno pensando alla vita missionaria nella SMA, ora potranno guardare a qualcuno del loro Paese che ha già percorso questa via.

“Spero che possano semplicemente dire: ‘Poiché lui ci ha preceduti, sappiamo che è possibile’”.

Per Sebastião, questo sarebbe uno dei frutti più grandi della sua vocazione.

La fiamma non è spenta

Il futuro delle vocazioni in Angola non è privo di sfide.

Sebastião riconosce che le trasformazioni sociali, la secolarizzazione e le difficoltà economiche possono indurre i giovani a esitare prima di impegnarsi nel sacerdozio e nella vita religiosa. Naturalmente, pensano ai loro studi, al lavoro e a come costruirsi un futuro.

Tuttavia, Sebastião non considera queste sfide come la prova che il desiderio di vocazione sia scomparso.

“Ci sono giovani che si pongono domande fondamentali sulla loro vita e su ciò che Dio si aspetta da loro”.

Crede che il compito sia quello di accompagnarli, di creare spazi in cui possano incontrare Cristo e di aiutarli a discernere a cosa Dio li stia chiamando.

«La fiamma non si è spenta. Ha solo bisogno di persone disposte a proteggerla, alimentarla e permetterle di crescere».

Per lui, la presenza della SMA in Angola può aiutare i giovani a considerare la vita missionaria da una prospettiva diversa.

Un nuovo capitolo

Mentre si avvicina la sua ordinazione, Sebastião esprime la sua gratitudine e la sua gioia, ma riflette anche sull’importanza del sacerdozio.

Desidera servire i poveri e gli abbandonati, accompagnare le persone nelle loro gioie e nelle loro  prove della vita e rimanere disponibile ovunque la Chiesa lo manderà.

Ma dietro tutte queste aspirazioni si cela una semplice convinzione:

“Prima di essere sacerdote, sono un discepolo e devo rimanere vicino a Colui che mi ha chiamato”.

Il significato dell’ordinazione di Sebastião non risiede semplicemente nel fatto che sia il primo sacerdote angolano della SMA.

Risiede in ciò che potrebbe seguire.

I missionari della SMA giunti in Angola hanno seminato un seme.

Oggi, un angolano si prepara a portare questa missione oltre i confini del suo Paese.

E se la storia della sua vocazione ispirerà un altro giovane angolano a rispondere alla chiamata, allora essere il primo avrà un maggiore significato.

Significherà aprire la strada. Ed è ciò che Sebastião Moniz Dejoro desidera più di ogni altra cosa.

Sebastião Moniz ha partecipato dal 23 al 28 agosto a un ritiro spirituale, prima della sua ordinazione avvenuta il 29 agosto: ricordiamolo nelle nostre preghiere.

Fonte: SMA International – Brice Ulrich AFFERI