L’arrivo del 2026 porta con sé una serie di date e di anniversari importanti per diversi Paesi africani. Sarà un anno scandito da numerose elezioni nazionali e regionali, ma anche da appuntamenti che vedranno l’intero continente protagonista.
Iniziamo illustrando in sintesi alcune delle più rilevanti elezioni che nel 2026 si terranno in vari Stati dell’Africa.
Benin: dopo le legislative dell’11 gennaio 2026, sono previste le elezioni presidenziali il 12 aprile 2026. Eventi elettorali che si svolgono in un contesto politico ancora segnato dal fallito tentativo di colpo di Stato del 7 dicembre 2025.
Uganda: proprio oggi che pubblichiamo questo articolo (15 gennaio 2026) si svolgono le elezioni presidenziali e parlamentari. Per queste votazioni si sono registrate oltre 20 milioni di persone, ma sembrano elezioni “truffa”, in quanto si prevede che l’81enne Yoweri Museveni – in carica da quattro decenni – prorogherà il suo mandato.
Il leader dell’opposizione ugandese, Bobi Wine, ha dichiarato che se il presidente Museveni favorirà elezioni truccate, promuoverà proteste. Il 43enne Bobi Wine, il cui vero nome è Robert Kyagulanyi, si candida alla presidenza per la seconda volta dopo che la sua campagna del 2021 è stata rovinata da una violenta repressione e da accuse di frode.
Wine sarà inoltre a favore dell’intervento degli Stati Uniti nel caso di elezioni farsa. Ha infatti affermato: “Qualsiasi appoggio che riceveremo sarà utile. Tuttavia, tale aiuto non deve essere sfruttato per prendere il controllo del nostro Paese, poiché la responsabilità di liberarlo, governarlo e portarlo avanti ricade interamente sul popolo ugandese”.
Camerun: sono previste nel 2026 le legislative, dopo che nel 2025 si sono tenute turbolente presidenziali a seguito delle quali decine di persone sono state arrestate durante le proteste post-elezioni dello scorso ottobre.
Capo Verde: sono previste le elezioni legislative nell’aprile 2026, oltre che le elezioni presidenziali.
Repubblica Centrafricana: Il presidente centrafricano Faustin-Archange Touadéra è stato rieletto con il 76,15% dei voti nelle recenti elezioni.
Gibuti e la Guinea si preparano alle elezioni presidenziali rispettivamente per febbraio e per aprile 2026.
Libia: sono previste elezioni presidenziali nell’aprile 2026
Repubblica del Congo-Brazzaville: il presidente Denis Sassou Nguesso, 82 anni, è ancora candidato alle prossime elezioni presidenziali che si terranno nel marzo 2026.
Nguesso è al potere da oltre quattro decenni. Nell’aprile 2023, tre partiti di opposizione hanno lanciato un'”Alleanza per il Cambiamento Democratico nel 2026“. Questa piattaforma include il Raggruppamento per la Democrazia e lo Sviluppo (RDD) dell’ex presidente Jacques Joachim Yhomby Opango, scomparso nel 2020, nonché il Movimento dei Repubblicani (MR) e il Partito Popolare (PAPE).
A Sao Tomé-e-Principe saranno organizzate le presidenziali nel luglio 2026, mentre a settembre si svolgeranno le elezioni per l’Assemblea Nazionale.
In Sud Sudan sono previste elezioni presidenziali e dell’assemblea nazionale il 22 dicembre 2026.
In Zambia ci saranno elezioni presidenziali e dell’assemblea nazionale il 13 agosto 2026.
Gambia: si terranno elezioni presidenziali il 5 dicembre 2026.
31 ottobre – 13 novembre: l’Africa ospita i Giochi Olimpici Giovanili

Per la prima volta nella sua storia, l’Africa ospiterà un evento sportivo olimpico.
Presso lo stadio Abdoulaye Wade di Dakar si svolgerà la cerimonia ufficiale d’apertura dei Giochi Olimpici Giovanili (YOG), che si terranno dal 31 ottobre al 13 novembre 2026.
“L’Africa accoglie, Dakar celebra” è lo slogan che accompagna questo storico appuntamento. L’intento è dimostrare che i giovani africani sono pronti ad accogliere i giovani di tutto il mondo per costruire insieme il loro futuro comune durante i Giochi. Oltre alla competizione, questi Giochi rappresentano un’importante pietra miliare simbolica per il continente e un’opportunità per il Senegal, che vede l’evento come un catalizzatore per la mobilitazione dei giovani, il rafforzamento delle sue politiche sportive e il miglioramento delle sue infrastrutture.
Anniversari importanti da ricordare nel 2026
150 anni dalla morte di Joseph Jenkins Roberts

Il 24 febbraio è il 150° anniversario della morte di Joseph Jenkins Roberts (Norfolk, 15 marzo 1809 – Monrovia, 24 febbraio 1876), noto per essere stato uno dei primi neri americani a stabilirsi in Liberia, di cui divenne primo Presidente nel 1848. Contrastò strenuamente la tratta, tanto da restituire la libertà a oltre 80mila schiavi.
Joseph Jenkins Roberts nacque libero a Norfolk, in Virginia, il 15 marzo 1809, in un’epoca in cui la maggior parte degli afroamericani in Virginia era ridotta in schiavitù. Crebbe a Norfolk e Petersburg e lavorò con il patrigno su una chiatta sul fiume James.
Ricevette la sua prima istruzione leggendo i libri della biblioteca privata di William Colson, un barbiere nero presso il quale fece apprendistato.
Nel 1829, dopo la morte del patrigno, Roberts emigrò in Liberia a bordo dell’Harriet con la madre, sei fratelli e la moglie Sarah, morta poco dopo il suo arrivo in Africa. La Liberia, situata nell’Africa occidentale, fu fondata all’inizio degli anni ’20 dell’Ottocento dall’American Colonization Society.
Prima di lasciare Norfolk, Roberts strinse una partnership con Colson. In cambio dei beni di prima necessità spediti da Colson, Roberts esportava avorio, prodotti di palma e altri beni dall’entroterra liberiano. Sebbene la Liberia fosse ancora una colonia in difficoltà, Roberts riuscì ad avviare un’attività di successo. Nel 1833 divenne alto sceriffo e fu responsabile della riscossione delle tasse.
Roberts fu il primo governatore nero della colonia di Liberia dal 1840 al 1847 e nel 1848 fu eletto primo presidente della nuova Repubblica di Liberia.
Roberts fu presidente due volte, dal 1848 al 1856 e di nuovo dal 1872 al 1876. Contribuì anche alla creazione del Liberia College nel 1851, ricoprendo il ruolo di professore e di primo presidente dell’istituto. Nel 1836 sposò la sua seconda moglie, Jane Waring.
Come presidente della Liberia, Roberts viaggiò in Europa e negli Stati Uniti per visite diplomatiche. Fu accolto dalla Regina Vittoria e da Napoleone III.
In Virginia, Roberts fu ospitato da potenti sostenitori bianchi della colonizzazione. Joseph Jenkins Roberts morì in Liberia il 24 febbraio 1876.
50° anniversario della Rivolta e del Massacro di Soweto

Nel mese di giugno, in Sudafrica, si ricorda la rivolta di Soweto, un evento che scosse l’opinione pubblica mondiale e che mise in luce le brutalità, l’oppressione e le ingiustizie perpetrate contro persino adolescenti e minori, dell’allora governo di Pretoria.
Quella protesta viene chiamata “rivolta di Soweto”, poiché il suo epicentro fu proprio quella township di Johannesburg.
Qui, il 16 giugno 1976, venne indetta una manifestazione, presso l’Orlando Stadium della città. Migliaia di studenti sfilarono pacificamente per le vie della township, cantando inni di libertà e diffondendo slogan contro l’afrikaans” e la cosiddetta “Bantu Education” (un tipo di educazione concepita dall’allora élite politica razzista per soggiogare e indottrinare la popolazione nera, facendola rimanere sempre subalterna ai bianchi).
Quando i manifestanti si trovarono presso Vilakazi Street, ubicata vicino all’Orlando West school, un contingente di polizia lanciò gas lacrimogeni per dissuadere i giovani a proseguire. Questi, anziché arrestarsi, risposero lanciando pietre e la polizia, senza esitare, reagì sparando alla folla disarmata.
Vennero uccisi centinaia di minorenni, tra cui il tredicenne Zolile Hector Pieterson. Altri tre ragazzi morirono in seguito agli scontri e numerosi vennero feriti. Il numero esatto dei morti rimane ancora nebuloso: le fonti ufficiali dell’epoca parlavano di 618 morti, ma – come ha ricordato Jean Giuloineau nel libro “Nelson Mandela” – i morti sono stati oltre mille.
Della Rivolta di Soweto ne abbiamo parlato sul nostro sito in un Articolo ad hoc.
50° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli

Il 4 luglio 1976 venne proclamata la Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli, nota anche col nome di Carta d’Algeri.
Coscienti di interpretare le aspirazioni della nostra epoca, ci siamo riuniti ad Algeri per proclamare che tutti i popoli del mondo hanno pari diritto alla libertà.
L’importante documento venne promosso da Lelio Basso (Varazze, 25 dicembre 1903 – Roma, 16 dicembre 1978) avvocato, giornalista, antifascista, politico e politologo italiano, fondatore della “Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione dei Popoli”.
La data scelta, il 4 luglio, non è un caso, bensì simbolica, poiché cadeva nel 200° anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza Americana.
Riportiamo di seguito i primi 4 Articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti dei Popoli
Articolo 1
Ogni popolo ha diritto all’esistenza.
Articolo 2
Ogni popolo ha diritto al rispetto della propria identità nazionale e culturale.
Articolo 3
Ogni popolo ha il diritto di conservare pacificamente il proprio territorio e di ritornarvi in caso di espulsione.
Articolo 4
Nessuno, per ragioni di identità nazionale o culturale, può essere oggetto di massacro, di tortura, persecuzione, deportazione, espulsione, o essere sottoposto a condizioni di vita tali da compromettere l’identità o l’integrità del popolo a cui appartiene.
Per Approfondire si veda il volume:
“I diritti dei popoli e la Carta di Algeri” di François Rigaux (Edizioni Gruppo Abele).
70° anniversario dell’indipendenza della Tunisia e del Marocco
Era il 20 marzo 1956 quando la Tunisia divenne uno dei primi Stati africani indipendenti dal colonialismo. Si concludevano così 75 anni di protettorato francese. Padre della nazione è stato Habib Bourguiba.
Anche il Marocco (ex protettorato francese) ottenne l’indipendenza nel 1956, recuperando la sovranità anche sull’area occupata dagli Spagnoli nel Nord, ad eccezione di Ceuta e Melilla. Muḥamad ibn Yūsuf, sultano del Marocco dal 1927, dopo aver nominato un governo guidato dall’Istiqlāl (il Partito dell’Indipendenza), divenne re con il nome di Muḥamad V.
A cura di Silvia C. Turrin