L’arte del cibo in Africa

Fino al 12 luglio 2015, il Museo Dapper di Parigi espone oggetti rituali e quotidiani legati all’arte del mangiare; un viaggio nella vita conviviale di tutti i giorni e nelle cerimonie tradizionali praticate in molti paesi africani.

l'arte del cibo

È una di quelle tematiche raramente considerate da chi si occupa e si interessa di Africa. Forse pesa ancora troppo lo stereotipo diffuso di un’Africa affamata, indigente, sempre bisognosa di aiuti esterni. In realtà, questa mostra organizzata presso il Museo Dapper in rue Paul Valéry a Parigi illustra accuratamente come il Continente africano abbia saputo conservare una ricca e antica tradizione connessa all’arte del cibo.

Come sottolineano le curatrici dell’esposizione, Christiane Falgayrettes-Leveau e Anne Van Cutsem-Vanderstraete, a dispetto sia della globalizzazione, che ha portato ad ogni latitudine del globo i fast-food, sia delle catene agroalimentari, che hanno trasformato il cibo in qualcosa di industriale, in tante zone del pianeta – in Africa, in Oceania e nel Sud-Est asiatico insulare – donne e uomini perpetuano antichissimi rituali legati alla preparazione e al consumo del cibo destinato ai propri familiari o ai propri antenati. La preparazione di vari piatti si trasforma così in una vera cerimonia quotidiana o, in determinate occasioni, celebrativa, in cui vengono utilizzati specifici oggetti con specifiche forme e con materiali estremamente compositi.

L’esposizione dal titolo “L’Art de manger” raccoglie più di 140 opere provenienti da vari musei (come dal quai Branly di Parigi e dal Rietberg di Zurigo), così come da collezioni private. Troviamo oggetti provenienti dal Gabon, Camerun, Guinea equatoriale, Mali, Liberia, Costa d’Avorio, Ghana, Nigeria e Sierra Leone. Molto simboliche sono le statue antropozoomorfe, come la figura del Byeri, guardiano di reliquiario Fang (Gabon, Camerun, Guinea equatoriale), che tra le mani tiene una coppa dove vengono raccolti le donazioni di cibo in occasione delle cerimonie relative al culto degli antenati o all’iniziazione degli adolescenti.

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Grandi pranzi comunitari legati per esempio alla vita religiosa prevedono il sacrificio di animali domestici, come galline e capre, consumati solo dopo aver compiuto offerte (sangue, visceri, piume, pelli) agli spiriti dell’aldilà. Sono sacrifici svolti per ingraziarsi gli esseri di un mondo parallelo o per riparare una trasgressione della comunità o di un componente della comunità. Il cibo – che si trasforma in offerta – diventa uno strumento per riconciliarsi con una divinità, con un antenato, o per chiedere loro protezione.

Come rivela la mostra, i sacrifici, le offerte rituali avvengono impiegando particolari oggetti, come giare, casseruole e altri recipienti nei quali conservare cereali, latte, olio e acqua; altrettanto importanti sono piatti, tazze, cucchiai e mestoli indispensabili per la condivisione del cibo tra i numerosi ospiti. L’ospitalità, le feste e i rituali avvengono solo quando si usano prodotti corroboranti, come la noce di cola, la birra estratta dai cereali, il vino di palma servito in coppe, ciotole o zucche intagliate.

L’importanza dei cereali è ancora centrale ed è per questo che si tengono ancora feste in onore dell’igname, del miglio, del riso, del sorgo. Visitando l’esposizione si scopre per esempio che le donne Dan della Costa d’Avorio e della Liberia lanciano del riso in occasione delle grandi processioni nei villaggi.
Maschere nimba, brocche per il vino di palma in terracotta, calebasse in legno e perle di vetro sono altri oggetti africani che arricchiscono questa mostra davvero singolare, che unisce la dimensione terrena al cielo, e crea un ponte tra i vivi e i morti attraverso cerimonie e tradizioni connesse al cibo.

Silvia C. Turrin

Per info:
Musée Dapper – 35 bis, rue Paul Valéry- 75116 Paris
www.dapper.fr – E-mail : dapper@dapper.fr 
Ingresso 6 euro – previste riduzioni per anziani, famiglie numerose, insegnanti, disoccupati
Gratis ogni ultimo mercoledì del mese, per gli under 26 e studenti.

2018-04-04T10:12:21+00:00 7 gennaio 2015|Categories: Popoli e Culture|