Nata in Uganda, a Kampala, nel 1960, Jennifer Nansubuga Makumbi ha conseguito un dottorato in scrittura creativa alla Lancaster University nel Regno Unito. Con Kintu , il suo primo romanzo, si è aggiudicata nel 2013 il Kwani? manuscript project, il concorso letterario per opere inedite promosso dalla rivista Kwani?, rivista fondata dallo scrittore kenyota Binyavanga Wainaina.

Pubblicato in Kenya nel 2014, Kintu ha faticato a trovare un editore in Inghilterra, ma alla fine, nel 2018, OneWorld press ne ha acquistato i diritti. In italiano Kintu è stato pubblicato nel 2019 da 66thand2nd nella traduzione di Emilia Benghi.

Insignita del prestigioso Windham-Campbell Prize, Makumbi ha vinto anche il Commonwealth short story prize con il racconto Let’s tell this story properly.

The day I meet a white man called Kintu is the day I’ll call myself Magdalene

Inizia così il confronto diretto, la rivalsa, la presa di coscienza. Il rifiuto.

Quando incontrerò un bianco che si chiama Kintu mi farò chiamare Magdalene”.

Al centro dei racconto epico Kintu, la storia di una dinastia perseguitata da una maledizione, e la risposta alla domanda: cosa significa essere ugandesi?

Tra i tanti temi affrontati, il patriarcato, la malattia mentale , il colonialismo, la sessualità.

Un romanzo veloce, cinematografico

All’alba del 2004, tra le baracche e gli acquitrini di Kampala, capitale ugandese, Kamu Kintu è prelevato da due funzionari pubblici per un interrogatorio. Ma una volta in strada, ammanettato come un ladro, verrà linciato dalla folla, pronta a trattarlo come «una cosa» priva di qualsiasi umanità. Forse è solo un tragico scherzo del destino, oppure l’esito inevitabile presagito dal nome della vittima: in luganda Kintu significa cosa, ma designa anche il primo uomo della mitologia Ganda.

All’origine di quel destino c’è un episodio accaduto nel regno del Buganda nel lontano 1750, quando il governatore della provincia di Buddu, Kintu Kidda, intraprese una pericolosa traversata per rendere omaggio al nuovo sovrano, l’usurpatore Kyabaggu. Nel viaggio però trovò la morte il figlio adottivo di Kintu, e da quella tragedia scaturì una maledizione che si ripercuoterà nei secoli sulla sua stirpe. Sparpagliati nel paese, tutti i suoi eredi – l’inquieta Suubi, il vedovo Isaac Newton, il predicatore Kanani, la donna-generale Kusi, sorella di Kamu –, saranno uniti da un unico obiettivo: liberarsi dal fardello che si annida nel cuore di questa famiglia.

Mescolando con sapienza leggende orali e credenze magiche, Jennifer Nansubuga Makumbi ha costruito al suo esordio un’avvincente saga che racconta la storia di una nazione, l’Uganda – creata in laboratorio dagli europei, che hanno unito i diversi Regni rivali che coesistevano – e la ricerca di senso nell’agire degli esseri umani, perennemente divisi tra intelletto e materialità.

Vincitore di molti premi internazionali, Kintu è stato definito dalla critica l’equivalente ugandese de Il Crollo di Chinua Achebe.

 

A cura di Maria Ludovica Piombino,
Biblioteca africana Borghero

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