Alcuni giorni una tragedia ha colpito il Niger: 20 piccoli alunni sono morti carbonizzati nell’incendio della loro scuola materna.

Una piccola scuola fatta di aule precarie, fabbricate con legno e paglia, ha preso fuoco nella periferia povera di Niamey, la capitale, nel quartiere detto Pays Bas. Venti bambini, dai tre a cinque anni, sono rimasti intrappolati nelle fiamme.

“Oggi, l’intero quartiere, tutto il Niger, è il lutto: dei bambini piccoli, innocenti sono stati carbonizzati in questo fuoco”, ha detto in lacrime Gaya Habiba, la direttrice della scuola materna.

Per ovviare alla mancanza di scuole costruite in muratura, in Niger vengono fabbricate migliaia di aule di fortuna in legno e paglia, dove i bambini molte volte non hanno neppure i banchi e seguono le lezioni seduti sul pavimento.

Balaba Ibrahim, zia di una scolara deceduta ha cercato così di spiegare la tragedia: “Io e altre donne eravamo sedute davanti a casa nostra a vendere le nostre piccole mercanzie. Ci è giunta la notizia che un incendio era divampato nella scuola materna dove erano i nostri figli e nipoti. Siamo corse per dare aiuto. Ma in pochissimo tempo il fuoco ha avvolto tutto, cose e persone. Il vento ha propagato le fiamme da un’aula all’altra. Alla fine ci è stato detto che molti bambini erano morti carbonizzati”.

P. Mauro Armanino, missionario SMA a Nimamey, ci ha inviato queste parole, per remdere un omaggio alle piccole vittime.

“Erano arrivati da poco. Tre anni sono nulla nella vita di una persona. La quasi totalità dei bambini bruciati nella scuola di paglia di Niamey avevano proprio quell’età. Il martedì scorso era stato l’inizio del mese santo, il Ramadan, uno dei cinque ‘pilastri’ dell’Islam. È per la terza volta in qualche anno che la stessa scuola aveva subito incendi che avevano spinto le autorità a costruire nuove classe in materiale solido.

Non tutte però, perché almeno 21 aule, tutte di paglia, sono andate in fumo in breve tempo, seminando morte e desolazione. Ciò è accaduto in uno dei quartieri più poveri della capitale, conosciuto col nome popolare di ‘Pays Bas’.

La paglia è usatissima nei villaggi e in città per i tetti delle case tradizionali, per le recinzioni di cortili e di animali o come abitazioni di fortuna per famiglie che vivono di precarietà nei quartieri della capitale. Ben intrecciata la paglia è usata anche in ambito scolastico per aule di fortuna nelle quali la provvisorietà si trasforma spesso in stato permanente.

Come altre capitali del continente e in particolare nell’Africa occidentale, anche Niamey ha subito lo stesso trattamento di ‘modernizzazione’ occorso altrove. Sono state distrutte le vecchie abitazioni di fango e paglia, per lasciare il posto a grattacieli, ponti, edifici pubblici rinnovati, hotel con varie stelle come arredo e strade con tanto di cavalcavia che si inaugurano a ritmi annuali.

Sabbia e paglia sono gli elementi che tengono insieme la storia umana che si dipana e divide nella scelta alternata tra questi due preziosi materiali. Ci sono bambini che sono una mescolanza dei due, fragili e invisibili nella vita corrente, balzati alla cronaca loro malgrado e troppo tardi. Per esistere bisogna prima scomparire.

Di paglia è stata la politica di questi anni che ha privilegiato quanto seduce e serve un’infima minoranza della popolazione. Cantieri di una certa importanza che, oltre al prestigio del regime, hanno contribuito a ‘ricompensare’ imprese e commercianti complici del potere. Parole, promesse elettorali, convegni, viaggi, aiuti esteriori, priorità giurata all’educazione come veicolo di trasformazione e poi aule di paglia per i più poveri come conclusione.

Certamente la tragedia poteva e doveva essere evitata. L’inizio del mese di Ramadan avrebbe potuto essere differente per le famiglie che hanno perso per sempre i loro piccoli.

Loro, i bimbi di paglia, sono partiti per l’unica scuola aperta e concepita per i poveri. Lì si insegna solo quanto servirà a creare un mondo differente da quello che si trova adesso nelle città.

Ci sarà da mangiare e bere acqua fresca a sazietà. Ci sarà un tempo per giocare per tutti senza discriminazioni di genere o di età. Non ci saranno né muri né recinzioni perché la scuola si trova in mezzo agli alberi, coi fiori e l’erba appena nata.

P. Mauro Armanino, Niamey

Foto di apertura: Moussa Kaka420