Agro-ecologia: in Africa si pratica già

L’agro-ecologia non è un’utopia, ma una pratica sempre più diffusa. Gi esempi sono infiniti. Come lo dimostrano i casi che qui vi presentiamo.

Togo: il terreno ritorna fertile

Nelle savane del nord del Togo lo sfruttamento intensivo dei campi e dei boschi ha lasciato un suolo slavato dallo strato fertile. La popolazione del villaggio di Tandjouaré ha dapprima provato a ridare fertilità ai loro campi con l’uso sempre più massiccio di fertilizzanti chimici, ma il solo risultato è stato di accentuare il degrado del terreno, divenuto improduttivo, e ritrovarsi più poveri di prima. Quando invece hanno cambiato radicalmente strategia, e hanno adottato i metodi dell’agro-ecologia, hanno potuto constatare che i suoli degradati riprendevano vita ed aumentavano la fertilità. 1500 contadini, in maggioranza donne, possono ora coltivare in abbondanza il riso in stagione piovosa, e gli ortaggi in quella secca. Hanno imparato a proteggere i campi dall’erosione e a produrre il compost per arricchirli in modo equilibrato e naturale. Sono ritornati ad usare le sementi usate dai loro antenati, più resistenti alla siccità e ai parassiti, moltiplicate da loro e non da costosi laboratori olandesi o sudafricani. E anche i loro redditi hanno cominciato a migliorare

Kenya: biocarburante dalle noci di croton

L’albero di croton cresce spontaneamente in tante zone del Kenya, come anche in molti paesi africani. Se è piantato dall’uomo, non necessita di particolari trattamenti. È robusto e resistente. Le popolazioni locali da sempre usano il suo legno secco come legna da ardere nei focolari domestici. Alcuni giovani laureati in chimica hanno intuito la grande potenzialità di questo albero. Hanno creato la start-up “Eco Fuels Kenya”, che sfrutta il 100% dei frutti dell’albero, le noci di croton, a cui nessuno sinora ha dato importanza. I contadini all’inizio prendevano in giro questi giovani intellettuali, che passavano nelle fattorie per comprare le noci di croton. Ma dai semi della noce si ricava un olio che, raffinato, diventa un componente essenziale degli eco-carburanti. Ma non solo: con ciò che resta della spremitura è possibile ricavare mangimi per gli animali e concime naturale. All’ultimo anello produttivo, si usano le scorie per fabbricare dell’ottimo combustibile per le cucine a legna.

I contadini si sono lasciati convincere a piantare nei propri campi il croton, che convive benissimo con le altre culture stagionali. Oltre a fornire una fonte di guadagno, l’albero di croton aiuta a preservare i suoli e concima in modo naturale i terreni quando perde le foglie. Nel puro stile dell’agro-ecologia.

I benefici della cassia italica

La cassia italica è un arbusto le cui foglie, fatte seccare e poi triturate, hanno notevoli proprietà medicinali. I senegalesi, che la conoscono da secoli, la chiamano leydour, e la usano per curare il mal di stomaco e i disturbi del fegato, per disinfettare ferite e bruciature, ed anche come antiparassitario intestinale. È un medicinale naturale molto richiesto in Africa. I contadini della regione di Koalak l’hanno introdotta nei loro campi, dopo che si sono impoveriti a causa di decenni di cultura intensiva delle arachidi. Costa sempre di più acquistare fertilizzanti e pesticidi per le arachidi, e si guadagna sempre meno dalla loro vendita.

L’iniziativa di piantare il leydour, affiancata alle arachidi, è venuta da Bocar Doum, sostenitore dell’agro-ecologia. È una coltivazione al 100% biologica, non necessita di alcun prodotto chimico, e al contrario arricchisce il terreno e lo protegge dall’erosione. Le sue foglie si possono raccogliere una volta al mese, e alla fine dell’anno il contadino senegalese fa i suoi conti: un ettaro coltivato a leydour gli rende 3 volte di più di uno coltivato a arachidi.

In un’altra regione, il Fouladou, i contadini hanno riscoperto le sementi tradizionali delle cipolle. Care e fragili quelle importate, gratuite e resistenti invece quelle locali, che la cooperativa di 350 donne autoproduce per il proprio uso.

Benin: concimi e pesticidi biologici dal neem

Un altro albero dalle proprietà nascoste è il neem. Il suo nome scientifico è Azadirachta indica, ed è originario dell’India orientale e del Myanmar. Gli studiosi stanno scoprendo oggi le sue prodigiose qualità medicinali, che gli indiani però conoscevano da millenni. È un albero maestoso: raggiunge 30 metri di altezza e circa 2,5 metri di circonferenza, è sempreverde, e nei paesi tropicali è un’oasi di ombra e di frescura. Cresce in fretta, richiede poche cure e sopravvive bene nei terreni poveri. All’inizio del XX secolo fu introdotto nell’Africa occidentale, soprattutto nel Sahel, per frenare l’avanzata del deserto del Sahara.

Gildas Zodome, giovane agronomo del Benin, sfrutta le qualità di pesticida organico e di concime naturale del neem. Lo fa nella sua fabbrica di Cotonou, che ha battezzato “Bio-Phyto”. Zodome fabbrica prodotti per l’agricoltura che rispettano l’ambiente e non sono nocivi per la salute della popolazione. La materia prima è reperita in loco, attraverso una rete di più di mille contadini, che coltivano il neem, e ne raccolgono le foglie. Sono già decine di migliaia i suoi clienti, in Benin ma anche nei paesi vicini. Per questa sua iniziativa nel 2107 ha ricevuto il premio al “Miglior giovane imprenditore della Francofonia”.

Kenya: organizzazione tradizionale del lavoro e sementi locali

Anche nel Kenya centrale, nelle contee di Kiambu e Muranga, l’agro-ecologia è stata la soluzione vincente. L’eccessivo uso di fertilizzanti chimici, i cambiamenti climatici e la pressione demografica avevano avuto un effetto disastroso sui suoli, divenuti acidi e inadatti all’agricoltura. Anche qui l’applicazione delle tecniche di coltivazione agro-ecologiche ha aumentato di molto le condizioni di vita dei contadini. Questi sono ritornati a antiche pratiche locali: uso di concimi organici, in particolare letame, ricorso a sementi locali, conservazione delle acque piovane mediante piccole dighe e filari di alberi lungo i limiti delle proprietà. Ma è risultato fondamentale anche il ricorso all’organizzazione tradizionale del lavoro, che combina lavoro individuale e lavoro comunitario. Ciò ha permesso alla popolazione di ritornare alla sicurezza alimentare, di migliorare la qualità nutrizionale, in particolare per i bambini, di diversificare le fonti di auto-sostentamento, e di avere un accesso diretto ai mercati locali.

Burkina Faso: verdura biologica in centro città

Stanche di dipendere dai grossisti, che comprano la verdura ai contadini in campagna, e la rivendono poi molto cara alle dettaglianti, le venditrici del mercato di Ouagadougou si sono

organizzate. Istruite sulla cultura biologica da una Ong locale, hanno ottenuto dal Consiglio Comunale la concessione su alcuni terreni periferici. In collaborazione con donne contadine, hanno ottenuto dei finanziamenti per lanciare la produzione in loco. Verdura di qualità, non inquinata da concimi e pesticidi chimici, che garantisce un più alto guadagno a tutte loro.

2018-10-12T21:41:26+00:00 17 ottobre 2018|Categories: GPIC|Tags: |