Petina Gappah (1971) è una scrittrice nata in Zambia e cresciuta nello Zimbabwe.
Dopo l’indipendenza del paese dalla Gran Bretagna (1980), la sua famiglia si trasferisce in una zona precedentemente riservata ai bianchi, in quella che oggi è Harare, ed è una delle prime alunne nere a frequentare una scuola un tempo riservata ai bianchi.
In Zimbabwe inizia gli studi in Legge per poi completarli all’Università di Graz in Austria e a Cambridge.
Scrive in inglese, sebbene utilizzi anche lo shona, la sua lingua madre.
Esordisce con una raccolta di racconti, An elegy for easterly ( London, Faber & Faber), e vince il Guardian First Book Award nel 2009 :
Una collezione di storie potenti. Una donna in una baraccopoli è circondata da bambini impolverati ma desidera disperatamente un figlio tutto suo; un uomo anziano scopre che il suo lavoro come costruttore di bare alle pompe funebri “No Matter” gli riserva ricchezze inaspettate; la vedova di un politico assiste in silenzio al funerale del marito mentre i colleghi seppelliscono una bara vuota.
I personaggi di Petina Gappah possono anche avere speranze e sogni ordinari, ma vivono in un mondo in cui il pane costa mezzo milione di dollari — un paese in cui si prevede che ci saranno solo quattro presidenti in cento anni.
In Italia nel 2016 è stato pubblicato il suo primo romanzo, La confessione di Memory (Ugo Guanda, per la traduzione di Stefania De Franco):
In un Paese come lo Zimbabwe, segnato dalla superstizione, sembra che per Memory non ci sia possibilità di salvezza. Cresciuta in una famiglia povera nei sobborghi di Harare, Memory fin da bambina è emarginata dai compagni e tenuta a distanza dalla sua stessa madre, perché è «nera ma non nera, bianca ma non bianca», affetta da un’anomalia – la condizione di albina – che molti considerano una maledizione. A nove anni la sua vita cambia completamente, quando senza spiegazioni i genitori la affidano a Lloyd Hendricks, un uomo colto, sensibile ed eccentrico, discendente di una ricca famiglia di coloni inglesi. Memory cresce sotto la sua tutela e scopre così un mondo che le era precluso: il lusso, l’agiatezza, ma soprattutto i libri e lo studio. Per quell’uomo Memory dovrebbe provare solo riconoscenza: perché allora si trova rinchiusa nel braccio della morte, accusata di averlo ucciso? Resta una sola speranza per lei, un ultimo appello: dietro suggerimento del suo avvocato, la ragazza inizia ad annotare i suoi ricordi, muovendosi tra passato e presente, cercando di districarsi tra gli incubi dell’inconscio e gli inganni della memoria, tessendo pagina dopo pagina una storia di colpe taciute, di affetti negati e di ossessioni.
Nel 2020, sempre dall’editrice Ugo Guanda, è stato pubblicato il suo ultimo e curioso romanzo, Oltre le tenebre (Racconto fedele degli anni finali e dei giorni terreni del dottor David Livingstone, e del suo ultimo viaggio dall’entroterra alla costa dell’Africa narrato dai compagni africani in tre volumi):
“Ecco come portammo via dall’Africa il povero corpo straziato di bwana Daudi, il dottor David Livingstone, affinché potesse attraversare il mare ed essere seppellito nella sua terra.”
Così si apre il racconto di Halima, cuoca della spedizione dell’esploratore inglese partito per l’Africa nel 1866, che aveva consacrato gli ultimi anni della sua vita alla spasmodica ricerca delle mitiche sorgenti del Nilo. Petina Gappah scegli un modo ingegnoso per parlare della vita di Livingstone: ripercorrendo l’ultimo rocambolesco viaggio della salma di Livingstone in terra africana. La scrittrice dà voce a umili donne e uomini africani che la storia ha condannato a soffrire in silenzio, furono infatti i fedeli servitori africani a trasportarne le spoglie con devozione e coraggio, fino a Zanzibar, sulla costa, da dove l’esploratore avrebbe intrapreso il suo definitivo ritorno nella madrepatria. Un viaggio che il lettore può ripercorrere grazie alla capacità descrittiva della scrittrice, che in queste pagine riesce a gettare una luce nuova su un’epopea dolorosa e spesso mistificata.
Spingendosi oltre il paradigma del «cuore di tenebra», le parole taglienti di Halima e quelle intrise di religiosità di Jacob – schiavi affrancati scelti dall’esploratore per accompagnarlo nella sua impresa – raccontano il dramma di un’umanità depredata, ma anche una vicenda fatta di devozione, amore e profondo riscatto.
Nel giugno 2017, Petina Gappah aveva tenuto la Journal of Southern African Studies Annual Lecture, dal titolo Looking for Dr Livingstone’s African Companions (Alla ricerca dei compagni africani del dottor Livingstone), presso la School of Advanced Study dell’Università di Londra.
Petina Gappah vive tra la Francia e Ginevra, dove lavora come avvocato in materia di diritto internazionale e scrive per diversi quotidiani internazionali e riviste.
A cura di Ludovica Piombino
Biblioteca africana Borgero
