Un nuovo villaggio: Wassarabo

Erano venuti alla missione a trovarmi: Mathieu Cécé, Claude Kenté, Jerôme Simpayé. Tre insegnanti di Avolaou, ma residenti a Wassarabo, un villaggio ad una quindicina di km da Kolowaré. Sono cristiani e, la domenica, si riuniscono con altri per pregare insieme nella loro abitazione.
Domenica pomeriggio 11 gennaio decido di fare loro una visita. Non sono mai stato in questo villaggio. Con il catechista Mathieu, alle 15, partiamo. Con lui stiamo facendo il giro di tutti i capi villaggio vicini per augurare loro buon anno.

Pista e Moschee
Arrivati a Yélivo, ad una decina di km da Kolowaré, sull’asse che conduce a Sokodé, si gira a destra e si imbocca la pista che sale verso il nord. La strada non è molto buona, ogni tanto ci sono affossamenti, buche, grosse pietre che spuntano dal terreno, ma con un po’ di attenzione si passa.
La pista è costellata di moschee. Ad ogni gruppo di case, una nuova moschea. Arriviamo al villaggio e parcheggiamo sotto il grande albero accanto al vestibolo del sovrano, la dimora ove riceve la gente. Prima di andare dai maestri desidero salutare il padrone dei luoghi.
Attraversiamo il vestibolo e arriviamo nella sua abitazione. Ci viene incontro un notabile: “Il capo sta riposando”, ci dice. Torneremo dopo, e chiedo se conosce i maestri. Li conosce e ci accompagna da loro.

L’incontro con i maestri
Abitano in una casa in muratura con moglie e figli. Davanti alla casa una ampia veranda dove i bambini stanno studiando e le donne si occupano di lavori domestici. La visita è non programmata e quando ci vedono arrivare scoppia la festa. “Non ci siamo tutti. Mi dice Claude, alcuni sono usciti, altri andati a visitare le loro famiglie”. Mi dà il suo numero del cellulare: “Devi ritornare a pregare con noi, avvertimi così faccio passare la voce”. E conclude: “Abbiamo chiesto al capo villaggio un terreno per costruire un luogo per riunirsi a pregare”.

Prima di partire lascio un pallone ai bambini. pallone-bambini

Claude ci accompagna con il figlio Emmanuel dal capo villaggio. Faccio alcune foto, ma sbaglio apertura dell’obbiettivo e non sono utilizzabili. Mi accorgo quando sono ormai lontano dalla loro abitazione. Vedo in fondo sotto l’albero la mia vettura. Sistemo l’obbiettivo e tutto funziona di nuovo. Eccola: prima foto in alto!

 

 

L’incontro con il sovrano
Il sovrano ci fa entrare nel suo salone e ci indica un divano. Davanti a noi campeggia la foto del Presidente della Repubblica. Oltre al catechista Mathieu e il maestro Claude, con il sovrano ci sono due altri notabili.
E’ la prima visita. “Siamo agli inizi dell’anno, e sono venuto per presentargli gli auguri per l’anno nuovo, e poi non ero mai stato qui da lei, vengo a salutarla insieme ai suoi notabili. La prima funzione del sovrano è di proteggere e far crescere la vita di tutti gli abitanti del villaggio. Er questo imploro per lei, e i suoi consiglieri, la saggezza dell’Onnipotente, affinché nel villaggio possa sempre esserci la pace, senza mai dimenticare che il bene che seminiamo oggi, i vostri figli lo troveranno domani”.
E’ commosso del gesto, ci dice, e non trova parole per ringraziarci. Implora anche lui le benedizioni dell’Onnipotente su di me. Gli chiedo poi se è d’accordo che ritorni a pregare con i maestri e i cristiani del villaggio. Annuisce con un grosso sorriso insieme ai due notabili.

Usciamo dal salone per alcune foto. Anche qui lasciamo ai bambini un pallone.

Al ritorno andiamo a Kparatao, da capo cantone. E’ assente. Ci dicono che riceve il martedì e il venerdì dalle 9 in avanti. Kparatao era famosa nel passato per la sua cavalleria e i semasi , i cavallerizzi dal mantello rosso. In loro ricordo si erge una statua in mezzo alla piazza.

I gemellini

gemellini1Tornando verso Kolowaré ci fermiamo a salutare il capo villaggio di Yélivo. Anche lui, assente. Troviamo però la sua famiglia. Nel cortile una signora con due scatoloni davanti a lei. Due culle con due bambini. Ci sediamo accanto. Lo spettacolo è affascinante. Penso sia la madre e faccio qualche foto. Poi arriva una ragazza di 14 o 15 anni e si mette accanto ai bimbi. “E’ la loro mamma, ma dice la donna”. La vedete qui accanto ai gemelli.

P. Silvano Galli
Kolowaré, 14 gennaio 2015

2018-04-04T10:12:19+00:00 16 gennaio 2015|Categories: lettere dall'Africa|