Il lungo viaggio di papa Leone in Africa ha toccato il nostro Paese, l’Angola, precisamente nella regione più a sud. È vero che i tre giorni e mezzo della sua visita sono stati brevi, come una folata di vento, ma quelle ore (circa 65), hanno lasciato il segno, e non solo nei Fedeli cattolici.
Leone ha trovato i segni di una fede viva, un popolo entusiasta, una Chiesa animata, interesse per la vocazione sacerdotale e religiosa, un grande cantiere spirituale e materiale. Il Papa ha indicato anche alcune fragilità.
Si fanno tante letture delle visite di un Pontefice: per noi, la prima e la vera, è quella legata alla fede in Gesù, e all’incontro con una Comunità di credenti; se no, non abbiamo capito niente. Che ci siano altre letture poi è possibile, senza dubbio.
L’Angola ha già ricevuto la visita di altri due papi in 34 anni: Giovanni Paolo II dal 4 al 10 giugno 1992, e Benedetto XVI nel 2009. Papa Leone è stato con noi dal 18 al 21 aprile 2026. Che sono venuti a fare qui questi papi?
Prima di tutto a realizzare il compito che Gesù ha affidato a Simon Pietro “Pasci le mie pecore (Giov. 21,17)”. “Simone, ho pregato per te, che la tua fede non venga meno; e tu, quando sarai tornato a me, fortifica i tuoi fratelli (Lc 22,32)”.
Papa Leone è venuto, prima di tutto, a confermare e orientare la nostra fede oggi; a indicarci come vivere e testimoniare il Vangelo di Gesù Cristo nel mondo di oggi, al servizio di ogni persona, con particolare attenzione a quelli che vivono varie miserie, antiche e moderne.
Papa Leone ha lanciato sfide a tutti: vescovi, religiosi e religiose, movimenti cristiani, in particolare femminili come Promaica (promoção mulher angolana na igreja católica), famiglie; ha invitato a un maggior impegno sociale, più dialogo ecumenico e interreligioso (in Angola sono centinaia le “chiese indipendenti” e sette religiose, a volte aggressive).
Ha esortato alla pace e alla riconciliazione; e ha lanciato anche un invito ai governanti per una libertà vera, giustizia per uno sviluppo armonioso nell’uso dello straordinario potenziale della terra angolana e delle sue materie prime.
Perché la visita non si riduca a qualche celebrazione o raduno di massa, uno show di gruppi corali e culturali e qualche selfie o incontro protocollare, la preparazione spirituale è stata fondamentale, a livello di parrocchie, gruppi apostolici ecc. Sono state fatte anche varie canzoni su Leone XIV e sulla Chiesa, passate nelle radio cittadine e delle savane.
Il Papa è venuto per rispondere all’invito del Governo angolano, che ha relazioni diplomatiche col Vaticano da antica data; e l’invito della Ceast (Conferenza episcopale de Angola e São Tomé). Il primo ambasciatore di Angola-Congo a Roma fu Antonio Manuel Nsaku Ne Vunda, nel 1608, chiamato “Negrito”. Egli è sepolto in S. Maria Maggiore; le relazioni diplomatiche col Vaticano sono proseguite dopo l’indipendenza (1977), pur con ideologia marxista.
La visita del Pontefice si inquadra nelle celebrazioni del 50° anniversario dell’indipendenza dell’Angola dal Portogallo; dei 450 anni dalla fondazione di Luanda, la capitale (ora con più di 8 milioni); dei 24 anni dalla fine della terribile guerra civile fra i tre maggiori movimenti indipendentisti: FNLA, UNITA e MPLA, che alla fine ha vinto con l’aiuto dell’Unione Sovietica e Cuba, e da allora sta saldamente al governo.
La guerra finì nel febbraio 2002, ma le ferite sono ancora aperte. È vero che 24 anni di pace, almeno quella delle armi, dopo due lunghe guerre (quella per l’indipendenza fino al 1975, e quella civile dal 1975 al 2002) sono pochi per rimettere in piedi un Paese distrutto, minato, carico di rancori profondi, politicamente e socialmente diviso, in una società corrotta, di estremi: gli stra-ricchi e gli estremamente poveri, e una classe media fiacca.
Il Paese ha una bella Costituzione, ma il governo di tipo presidenziale, è, diciamo, piuttosto “muscoloso”, e allergico alle manifestazioni, con una polizia sempre “attenta”, soprattutto dopo i disordini di fine luglio 2025.
Il messaggio di riconciliazione di papa Leone si innesta nello sforzo lodevole della Chiesa angolana, che, come lui, mai si stanca di rilanciare questa opera; la vera riconciliazione ha Cristo come base, con la misericordia e la sincerità.
Se no tutto rischia di finire come dopo gli Accordi di Bicesse del maggio 1991, pieni di speranza di pace, e con la visita di papa Giovanni Paolo II. Ma tutto naufragò, perché i risultati delle elezioni di settembre ’92 furono rigettati dall’Unita di Jonas Savimbi, a causa delle frodi generalizzate. E la guerra civile ricominciò ancor più dura.
Poi ci furono gli Accordi di Lusaka nel 1994, per un governo di unità nazionale e riconciliazione. Ma non c’era fiducia. E tutti ne approfittarono per riarmarsi e continuare la lotta fratricida. Addio riconciliazione.
Nel febbraio 2002, con la morte di Jonas Savimbi, la guerra delle armi finì. Il 4 Aprile 2002 si è firmata la pace, ma non c’è ancora riconciliazione quando ci sono un vincitore e un vinto. Così le cose si trascinano per 24 anni tra tentativi di riunioni, congressi, gesti di buona volontà, la consegna del cadavere di Savimbi all’Unita e alla famiglia, dei resti mortali di oppositori “morti” in prigione. Ma il cammino di riconciliazione è ancora lungo, e papa Leone è venuto a porre il suo forte contributo.
Papa Leone non ha avuto tempo di visitare l’interno del Paese, salvo la città di Saurimo nella Lunda Sul (a 1000 km est di Luanda) e il Santuario di Nossa Senhora da Muxima a 150 km, dove ha recitato il S. Rosario e incontrato molti fedeli.
La celebrazione maggiore ha avuto luogo domenica nella Centralidade de Kilamba (centralidades sono città nuove satelliti di Luanda, ognuna con qualche centinaio di migliaia di abitanti). Diciamo che la visita del Papa ha smosso spese organizzative e di sicurezza non indifferenti per questo Paese, quasi interamente sostenute dal governo, con alcune voci critiche dall’opposizione.
E le ricadute materiali di questa visita sul Paese? L’Angola sarà meglio conosciuta, con i suoi straordinari luoghi turistici, aperta a investimenti di ogni tipo. Possiamo dire che anche il governo Mpla ne trarrà vantaggi, dato che siamo prossimi alle elezioni politiche del 2027.
P. Renzo Adorni
Angola