LIBERI DALL’EBOLA: una voce dalla Sierra Leone

Ecco  una testimonianza che ci riporta in Sierra Leone, paese martoriato dalla crisi di Ebola (con la Liberia e la Guinea C.) e che ora sta riscoprendo la possibilità di superare il dramma dell’epidemia e di ricostruire un tessuto sociale profondamente segnato.  (Fonte: Misna)

stop-ebola“Per la gente della Sierra Leone è un momento liberatorio” dice alla MISNA padre Carlo Di Sopra, superiore provinciale dei missionari saveriani, a poche ore dalla cerimonia con la quale il paese sarà dichiarato “libero da ebola”. Un cammino lungo e doloroso che sembra finalmente concludersi, come certificato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dopo 14.089 casi di contagio e 3955 decessi accertati.

“Il picco della crisi si è registrato tra la fine del 2014 e l’inizio di quest’anno – sottolinea padre Di Sopra – ma poi sono comunque seguiti mesi difficili, con la chiusura delle scuole, la paralisi dell’economia e l’obbligo per la popolazione di attenersi a regole e comportamenti per certi versi anti-culturali”.

L’epidemia ha messo a dura prova un paese tra i più poveri al mondo, che cominciava a riprendersi dopo una guerra civile devastante (1991-2002). “Le compagnie minerarie sono andate vie – dice il missionario – e, a causa delle restrizioni negli spostamenti, è entrato in crisi perfino il piccolo commercio”. Nel luglio scorso il presidente Ernest Bai Koroma ha annunciato un piano di sviluppo per tornare a percorrere “un cammino di crescita” entro due anni. Fondi dell’Onu per oltre un miliardo di dollari dovrebbero finanziare interventi nella sanità, nella scuola e nella “protezione sociale”. Bisognerà, però, anche ricostruire il vivere civile. Le modalità di trasmissione del virus, attraverso il contatto e i fluidi corporei, hanno condizionato in modo profondo le abitudini. Ogni incontro pubblico, perfino le funzioni religiose, è diventato fonte di allarme e fattore di rischio.

E i timori sono destinati a restare, nonostante l’importanza della cerimonia di domani. “Nella città di Makeni – conferma padre Di Sopra – esperti dell’ospedale Spallanzani di Roma e dell’Università di Cambridge stanno studiando insieme le mutazioni che il virus può aver avuto; non bisogna poi dimenticare che ci sono molti sopravvissuti, alcuni dei quali portatori sani del virus, e che dunque il rischio di ricadute non è escluso”.

2018-04-04T10:12:09+00:00 10 novembre 2015|Categories: lettere dall'Africa|