Boualem Sansal (1949) è uno scrittore e saggista algerino, naturalizzato francese e francofono d’espressione, nato in un piccolo villaggio sui monti Ouarsenis.

Scrittore pacato e appassionato al tempo stesso, denuncia nei suoi libri la perdita di ogni speranza di democrazia per l’Algeria e intreccia una dolorosa autobiografia con la storia della sua patria.

Sansal ha cominciato a scrivere tardi, a cinquant’anni, come se la sua vita e quella del suo paese fossero in una tale simbiosi che c’era bisogno del distacco che solo il tempo sa dare per capirsi e capire la storia dell’Algeria. Dopo la rivoluzione, l’Algeria, secondo Sansal, cade nel vuoto, nell’incapacità cronica di costruirsi un avvenire.

Eppure Sansal, ingegnere, cosmopolita, educato ai gusti occidentali, alto funzionario prima di essere licenziato a causa dei suoi scritti, l’Algeria non l’ha mai lasciata.

Tra le pagine più memorabili del suo romanzo Rue Darwin (Gallimard, 2011) c’è una descrizione della mobilitazione algerina in sostegno della guerra del Kippur del 1973, quando una coalizione di paesi arabi attaccò di sorpresa Israele per ritrovarsi sconfitta e umiliata poche settimane dopo.

Sansal considera Israele, come la Palestina, un paese fratello, nel senso di una fratellanza mediterranea che ha come modello culturale l’Occidente e non l’Oriente. A causa della  partecipazione di Sansal al Festival degli scrittori di Gerusalemme, nel 2012 gli viene revocato il Prix du Roman Arabe  vinto proprio per Rue Darwin.

Nel 2014 è stato nominato per il Premio Nobel per la letteratura e nel 2015 ha vinto il Grand Prix du roman de l’Académie française per il romanzo 2084. La fine del mondo (Neri Pozza, 2016).

Dal suo primo romanzo, Le serment des barbares (Gallimard, 1999), nel 2021 è stato tratto un film.

Nel 2025 è uscito  per la traduzione di Giovanni Zucca,  Vivere, il conto alla rovescia (Neri Pozza) :

La Terra sta per scomparire, punto, e l’umanità sarà evacuata da un’astronave inviata in suo soccorso da un’entità sconosciuta”. Paolo ha quarant’anni, e da diciotto giorni nella sua testa si svolge un conto alla rovescia: fra l’una e le due di notte ha sperimentato una visita aliena, o forse uno stato di premorte. Ricorda solo l’ultimatum: il mondo finirà fra 780 giorni. Paolo fa parte di un piccolo gruppo di uomini e donne, i Chiamati, che hanno ricevuto la medesima visione e dovranno approfittare di quella finestra temporale per decidere chi potrà partecipare, molto lontano dalla Terra, alla creazione di una nuova società. Come e chi scegliere, tuttavia, è il problema che si spalanca subito loro di fronte; come sbarazzarsi di dittatori, usurpatori, mafiosi, mascalzoni e contemporaneamente costituire un gruppo che risponda ancora alla definizione misteriosa e labile di “umanità”? Sansal ci regala un romanzo abbagliante – parte racconto filosofico, parte favola onirica –, un inno insolente e generoso a indipendenza e libertà.

 

Boualem Sansal affida a una distopia caustica e disperata il tentativo di decifrare i fallimenti della nostra epoca ma anche un’intensa riflessione sulla natura umana.

Sansal è stato incarcerato per un anno e solo Il 12 novembre scorso, l’Algeria ha accettato la richiesta della Germania di grazia e di trasferimento in Germania.

La concessione della grazia allo scrittore franco-algerino Boualem Sansal e l’annuncio del suo trasferimento per cure in Germania è una notizia che ci riempie di gioia: viene liberato un uomo che non ha colpe e che oggi, a quanto sappiamo, è molto malato – ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori – nessuno scrittore, editore, uomo di pensiero dovrebbe subire quello che ha subito Sansal.

A cura di Ludovica Piombino
Biblioteca africana Borghero