Il 25 marzo si celebra la Giornata internazionale in memoria delle vittime della schiavitù e del commercio degli schiavi transatlantici.
Questa ricorrenza – istituita nel 2007 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite – è un’occasione per ricordare il disumano commercio transatlantico di schiavi, durato per oltre 400 anni.
Più di 15 milioni di persone, tra donne, bambini, uomini, sono state vittime di forzate deportazioni e di totale asservimento. Vennero allontanati con la forza dalle loro terre africane d’origine per essere venduti come schiavi nelle Americhe. Milioni di loro – per le condizioni in cui si trovavano – non sopravvissero al terribile viaggio.
È importante celebrare questa giornata non solo per non lasciare che queste oscure pagine della storia vengano dimenticate, ma anche per riflettere sulle forme contemporanee di schiavitù e di razzismo.
Un memoriale permanente per ricordare la tratta
È stato intitolato The Ark of Return, ma tutti lo conoscono come “il memoriale della schiavitù”. È l’opera realizzata dall’architetto haitiano-americano Rodney Leon.
Il Memoriale Permanente è stato inaugurato il 25 marzo 2015, nella piazza adiacente le Nazioni Unite a New York, in occasione della Giornata Internazionale di Memoria delle Vittime della Schiavitù e della Tratta degli Schiavi Transatlantica. Un monumento che invita i visitatori riflettere sul passato della tratta e sulla sua eredità. Invita anche a contrastare ogni forma di pregiudizio presente nella società di oggi.
Chi visita l’Arca del Ritorno può attraversarlo e scoprire da vicino i tre elementi che lo contraddistinguono:
“Riconoscere la Tragedia“: una mappa tridimensionale che raffigura la portata globale della tratta triangolare degli schiavi.
“Considerare l’Eredità“: una figura umana a grandezza naturale distesa di fronte a una parete su cui sono incise immagini dell’interno di una nave negriera. Questo elemento illustra le condizioni estreme in cui milioni di africani furono trasportati durante la traversata atlantica.
“Affinché non dimentichiamo”, è una vasca triangolare a specchio dove i visitatori possono onorare la memoria delle milioni di anime perdute.
Oltre a questo memoriale, si può scoprire una rete di siti storici e commemorativi relativi alla schiavitù e alla tratta degli schiavi. La rete comprende 28 siti in 13 stati membri e continua a crescere. Tra i vari siti vi sono quelli in Ghana e in Benin.
I Castelli e forti del Ghana

Costruiti tra il 1482 e il 1786 lungo la costa da Keta a Beyin, questi castelli e forti testimoniano i primi contatti tra europei e africani, nonché il ruolo centrale del Ghana nella tratta transatlantica degli schiavi.
Inizialmente eretti dalle potenze europee per scopi commerciali e difensivi, queste strutture divennero in seguito punti di transito per gli schiavi durante il periodo della tratta atlantica.
I siti in Benin
- Molo di Djègbadji, Ouidah
Il Regno del Dahomey (l’odierno Benin) è direttamente legato alla tragica storia della tratta degli schiavi transatlantica. Data la sua posizione geografica, il sito di Ouidah, e in particolare il suo molo, fu uno dei principali centri per la tratta degli schiavi e l’imbarco di schiavi verso l’Africa occidentale. Questo molo è contrassegnato dalla “Porta del Non Ritorno”, memoriale costruito tra il 1994 e il 1995 con il supporto dell’UNESCO.
- Porta di Akaba Indenan, Ketu
Il sito di Akaba Indenan illustra i percorsi intrapresi dagli schiavi attraverso la sua porta, un vero simbolo di resistenza. Questa monumentale struttura difensiva è composta da due enormi porte in legno massiccio
a cura di Silvia C. Turrin