Alla fine del 2025, le notizie provenienti dalla Nigeria hanno suscitato preoccupazioni ben oltre i suoi confini. Uomini armati hanno rapito gli studenti delle scuole primarie e secondarie cattoliche St. Mary a Papiri, trasformando un luogo di apprendimento e sicurezza in uno spazio di paura e prigionia. Diverse settimane dopo, dopo giorni di angoscia per famiglie e comunità, l’ultimo gruppo di bambini è stato finalmente rilasciato.

L’attacco ha colpito una regione in cui la Società delle Missioni Africane (SMA) ha una presenza da molto tempo e ben radicata. La SMA è la forza trainante dell’intera missione cattolica nella regione di Kontagora e ha dato un contributo significativo allo sviluppo pastorale ed educativo della Chiesa locale.

La scuola attaccata, sebbene ora sotto la responsabilità della diocesi, è stata costruita grazie all’impegno missionario e continua a ricevere un sostegno concreto. La sua gestione quotidiana è assicurata dalle Suore di Nostra Signora degli Apostoli, la cui presenza esprime una visione missionaria condivisa dell’educazione come servizio alla vita, alla dignità e alla speranza.

Questo rapimento non è stato quindi solo una tragedia nazionale, ma anche una ferita profondamente personale per una Chiesa che vive a stretto contatto con le persone che serve.

Il ritorno dei bambini è stato segnato da sollievo, preghiera e gratitudine, ma anche da interrogativi persistenti.

Cosa significa la libertà per un bambino la cui classe può improvvisamente trasformarsi in un luogo di reclusione?

Quanto è fragile la libertà quando la sicurezza crolla?

E quale responsabilità ha una società quando i più vulnerabili sono esposti alla violenza?

Questi eventi ci costringono a confrontarci con una scomoda verità: la libertà non è mai garantita. Può essere minacciata, limitata o sottratta, non solo da ideologie o leggi, ma anche dalla paura, dall’instabilità e dal crollo delle reti di sicurezza sociale.

Una libertà celebrata, contestata e spesso fraintesa

La libertà ha sempre occupato un posto centrale nella storia dell’umanità. È celebrata, rivendicata e difesa in tutte le culture e le generazioni. Eppure, rimane uno dei concetti più fraintesi del nostro tempo.

In alcuni contesti, la libertà è presentata come un valore assoluto: la possibilità di scegliere senza limiti o obblighi. In altri, è strettamente controllata, limitata in nome dell’ordine, della sicurezza o della sopravvivenza collettiva. Tra questi due estremi, le società faticano a trovare un giusto equilibrio.

Recenti esperienze globali – crisi sanitarie, dibattiti etici, tensioni sociali – hanno dimostrato quanto rapidamente la libertà possa diventare un punto di attrito tra dignità individuale e responsabilità collettiva.

L’illusione della libertà assoluta

La storia suggerisce che la libertà, quando è sganciata da ogni riferimento unito alla verità, alla giustizia o alla responsabilità, non porta a una maggiore umanità. Quando diventa puramente individuale e autoreferenziale, rischia di trasformarsi in una lotta di volontà contrastanti, in cui prevalgono le voci più forti.

Una tale concezione promette liberazione, ma spesso genera frammentazione. Le relazioni si indeboliscono, la fiducia si erode e la società diventa meno capace di proteggere coloro che non possono difendersi da soli: bambini, poveri, minoranze.

Il rapimento degli studenti in Nigeria illustra dolorosamente questa realtà: quando le strutture sociali crollano, la libertà diventa vulnerabile, soprattutto per coloro che dipendono maggiormente dagli altri per la protezione.

La libertà non può essere ridotta al controllo

Al contrario, la storia ha dimostrato che la libertà non può essere imposta, sospesa o confiscata senza gravi conseguenze. I sistemi che cercano di controllare la coscienza, le scelte o la responsabilità personale finiscono per minare la stessa umanità che pretendono di proteggere.

Questa tensione non è nuova. Come ha spesso sottolineato Giovanni Paolo II, la libertà non è un favore concesso dall’autorità. Appartiene alla persona umana per natura. Senza di essa, la crescita personale, la creatività e la responsabilità diventano impossibili.

Ma proprio perché è potente, la libertà ha bisogno di un ambiente favorevole.

Una libertà fondamentalmente relazionale

Gli esseri umani non vivono isolati. Le nostre scelte hanno conseguenze per gli altri, a volte ben oltre ciò che percepiamo immediatamente. Per questo motivo, la libertà non può essere compresa indipendentemente dalla società.

La società non è nemica della libertà; è la condizione che la rende possibile. Leggi, istituzioni e norme condivise non esistono per soffocare la libertà, ma per proteggerla, soprattutto la libertà dei più vulnerabili. Quando queste strutture crollano, la libertà diventa fragile e distribuita in modo ineguale.

La vera libertà, quindi, non è solo la capacità di scegliere, ma la capacità di scegliere in un modo che consenta anche agli altri di rimanere liberi.

Libertà, Verità e Responsabilità

La libertà prospera quando è legata alla verità e alla responsabilità. Non si tratta di possedere una certezza assoluta, ma di rimanere aperti alla realtà, al dialogo e alle conseguenze delle proprie azioni.

Ogni atto libero plasma non solo l’individuo, ma anche la comunità umana nel suo complesso. Molti dei progressi che hanno migliorato la vita umana – scientifici, culturali o sociali – sono nati da iniziative libere esercitate con senso di responsabilità verso gli altri.

La libertà separata dalla responsabilità indebolisce la società. La responsabilità senza libertà la disumanizza. Mantenere insieme queste due dimensioni rimane una delle più grandi sfide dell’umanità.

Una sottile prospettiva cristiana

Da una prospettiva cristiana, la libertà è orientata alla crescita, alla relazione e alla realizzazione. Non è un fine in sé, ma un cammino verso un’umanità più piena.

La fede non elimina la tensione tra libertà e società; ci aiuta a viverla con discernimento. Non invita né al controllo moralizzatore né all’autonomia superficiale, ma a una paziente ricerca di modi in cui la libertà possa servire la vita.

La libertà come responsabilità condivisa

La storia dei bambini nigeriani ci ricorda che la libertà non è mai puramente privata. Dipende dalle condizioni sociali, dalla responsabilità collettiva e da un impegno comune a favore della dignità umana.

Libertà e società non sono rivali. Vanno di pari passo – a volte con difficoltà, sempre in modo imperfetto – ma sono indissolubilmente legate.

Solo quando la libertà è vissuta con e per gli altri può durare.

In un mondo segnato dall’incertezza e dalla paura, riscoprire questo equilibrio potrebbe essere uno dei compiti più urgenti del nostro tempo.

SMA International