Il 17 ottobre scorso, a Padova, abbiamo vissuto un momento davvero speciale: il Giubileo missionario e la Veglia d’invio, che ci ha regalato speranza da coltivare come missionari con lo sguardo aperto sul mondo.
In un primo momento, ci siamo ritrovati in tre luoghi diversi del centro città: nella chiesa di san Giuseppe, di san Francesco e nel teatro dell’Istituto Barbarigo. Le testimonianze di Suor Katia Roncalli (“Incontrare e annunciare il volto prossimo”), Alessandra Morelli (“Abitare la terra tra paure e speranze”) e don Dante Carraro (“Oltre il debito: un percorso di giustizia che genera speranza”) ci hanno introdotto al tema della speranza.

Arrivati poi in cattedrale, il vescovo Claudio ci ha accolto e incoraggiato ad assumere uno stile missionario di ascolto, riconoscendo nella propria persona la capacità di amare e aprirsi all’altro.
“I missionari di speranza – ha detto nell’omelia il vescovo Claudio – sono tutti i cristiani, siamo noi! I missionari non sono degli arrivati, ma sono in cammino. Si è testimoni di speranza perché si cammina, perché c’è un orizzonte e perché ci si sente poveri e fragili. …. Andare con questo stile povero, semplice, umile informa l’attività del missionario, fatta di cose semplici, di incontro, di ascolto, di sguardo, di servizio umile. Questo ci permette di scoprire cose di noi che non avevamo immaginato e che invece abbiamo e che ci sorprendono. Scopriamo le cose belle della vita: la gioia e la pace che vengono dall’accorgersi di saper voler bene, di amare. Di che cosa siamo capaci! È questo il dono più grande che riceviamo!”
Durante la veglia, alcuni medici del CUAM (Medici per l’Africa) hanno ricevuto la croce d’invio. Tra i rientrati dalla missione, anche padre Leopoldo Molena ha accolto dal vescovo “la lampada della fede”, segno del mandato missionario che ora svolgerà nella nostra comunità di Feriole.
A lui tanti auguri e il sostegno della nostra amicizia e preghiera per una fruttuosa missione in terra italiana.
