Nel suo messaggio per la Quaresima 2026, Papa Leone XIV invita la Chiesa a riscoprire due atteggiamenti essenziali: l’ascolto e il digiuno. In un mondo segnato da rumore, polarizzazione e tensioni, il Santo Padre propone un cammino spirituale semplice ed esigente, capace di rinnovare la vita cristiana e la missione.
Per una Chiesa missionaria, queste pratiche non sono secondarie. Formano un cuore aperto a Dio e attento alle persone a cui siamo inviati.
Ascolto: là dove inizia la missione
“L’ascolto è il primo segno con cui si manifesta il desiderio di entrare in relazione con gli altri”.
Ogni conversione inizia con questa disposizione interiore.
La Scrittura ci rivela un Dio che “vede” e “sente” il grido del suo popolo (Esodo 3,7). Prima di inviare Mosè, Dio ascolta. Prima di ogni azione missionaria, c’è l’attenzione al grido.
Ascoltare significa fare spazio alla Parola. Significa lasciarsi istruire oggi da Dio ad ascoltare come Lui. Il Papa ci ricorda che “la condizione dei poveri è un grido” che interpella la storia, le società e la Chiesa stessa.
Ovunque siamo presenti – nelle parrocchie, nelle scuole, nei centri sanitari, nei villaggi e nelle città – questo grido assume forme concrete: famiglie vulnerabili, giovani in cerca di futuro, comunità messe alla prova dall’ingiustizia o dalla violenza.
La missione inizia quando noi accettiamo di essere toccati.
Una chiesa missionaria è prima di tutto una chiesa che ascolta.
Digiuno: ritrovare l’essenziale
Il Santo Padre sottolinea che il digiuno è una pratica concreta che ci prepara ad accogliere la Parola di Dio.
«Nessuno digiuna veramente se non sa nutrirsi della Parola di Dio».
Il digiuno forma un cuore libero. Ci insegna a scegliere ciò che è essenziale e a lasciare che il desiderio di Dio, così come l’impegno per la giustizia crescano in noi. Dona alla nostra vita cristiana quella sobrietà interiore che la rende autentica e forte.
Il Papa ci invita anche a una forma molto concreta di astensione: quella dalle parole che offendono e feriscono. Rinunciare ai giudizi affrettati, alle calunnie e alla violenza verbale diventa un atto spirituale. Una parola purificata rende più credibile la testimonianza del Vangelo.
Una conversione personale e comunitaria
La Quaresima è profondamente personale, ma non è mai privata. Il Papa ne sottolinea la dimensione comunitaria: parrocchie, famiglie, gruppi ecclesiali e comunità religiose sono chiamati a camminare insieme.
L’ascolto della Parola di Dio, così come del grido dei poveri e della terra, deve diventare una forma di vita condivisa. Il digiuno favorisce un autentico pentimento e rinnova le relazioni.
Questa dinamica ci invita anche a essere attenti alla qualità della nostra vita comunitaria. Una Chiesa che ascolta la Parola e il grido dei più vulnerabili è chiamata a diventare sempre più una comunità capace di ascoltare i suoi membri e coloro che serve.
Nello spirito missionario di Mons. De Brésillac
Questa visione è in linea con l’intuizione del Venerabile Vescovo de Marion Brésillac, fondatore della Società delle Missioni Africane (SMA):
“Sta a noi […] ritirarci di tanto in tanto dal mondo, per conversare da soli con Gesù Cristo, aprirgli il nostro cuore, ascoltare il suo consiglio, rinnovare la nostra anima nel suo amore e nello zelo che ci ispira”.
Per il Fondatore, lo zelo missionario non nasce dall’agitazione, ma da un cuore in ascolto. L’ascolto precede l’invio.
Una missione che ascolta e che libera
Il Papa ha concluso esprimendo il desiderio che le nostre comunità diventino luoghi in cui il grido dei più vulnerabili sia veramente ascoltato e in cui l’ascolto apra cammini di liberazione.
In questa Quaresima del 2026, l’ascolto e il digiuno non sono solo pratiche spirituali. Sono cammini missionari. Formano in noi un cuore libero, attento e aperto all’opera di Dio.
È così che la missione continua: attraverso l’ascolto fedele, la parola purificata e un rinnovato impegno al servizio del Vangelo.