Martedì 03 febbraio 2026 nel salone della comunità SMA-NSA di Feriole abbiamo recitato il rosario in suffragio di padre Gino Sanavio, attorniati dall’affetto di tanti amici.
Ad accompagnare la nostra preghiera è stata la sua stessa vita, suddivisa simbolicamente in 5 tappe che vi riproponiamo di seguito e che ha raccontato lui stesso.
Attraverso proprio queste sue parole e i suoi ricordi è come se fosse ancora con tutti noi. Ci lascia una grande eredità, non solo spirituale.
Prima tappa: la vocazione, la chiamata missionaria
Mi chiamo Gino Sanavio e la mia storia inizia a Villadose, dove già in quinta elementare, quasi per gioco tra banchi di scuola, è nata la mia vocazione.
Nel 1957 sono entrato in seminario e, dieci anni dopo, l’idea missionaria ha iniziato a farsi strada nel mio cuore grazie ai racconti dei padri e alla lettura di riviste specializzate. Scelsi la SMA (Società delle Missioni Africane) e, nonostante l’iniziale timore dei miei genitori e la prudenza del vescovo, nel 1968 presi un treno per Genova.
Era la prima volta che uscivo dalla provincia di Rovigo. Da quel momento sono passati decenni, ma mi sento ancora a bordo di quello che chiamo il “Transvita Express SMA”.
Seconda tappa: l’annuncio missionario
Il mio impegno missionario è iniziato ufficialmente il 1° maggio 1975 con l’ordinazione sacerdotale, seguita pochi mesi dopo dalla partenza in nave per la Costa d’Avorio.
A Lakota, insieme ai miei confratelli, abbiamo organizzato la parrocchia in settori per essere più vicini alla gente, puntando tutto sulla formazione dei giovani della JEC e dei catechisti, che considero il vero “braccio destro” di noi missionari. È stata una gioia immensa vedere alcuni di quei giovani, come Felix Mussa, diventare a loro volta sacerdoti.
Terza tappa: le fatiche, le difficoltà missionarie
Il mio cammino non è stato privo di fatiche, a partire dai ricordi d’infanzia legati all’alluvione del Po nel 1951, che ci costrinse a sfollare.
In missione ho dovuto affrontare prove fisiche dure, come un fungo ai polmoni contratto in Terra Santa e numerose malarie che hanno segnato i miei anni in Costa d’Avorio.
Ricordo ancora l’arrivo a Kombolokoura: la missione era chiusa da mesi, l’erba era altissima e ci trovavamo in un contesto di prima evangelizzazione dove, dopo trent’anni di presenza, si contavano appena 228 battesimi.
Quarta tappa: le opere missionarie
Nonostante le difficoltà logistiche e la precarietà, mi sono rimboccato le maniche anche sul piano pratico e sociale. A Ouangolodougou sono diventato geometra senza saperlo per aiutare le suore nella costruzione dell’ospedale Padre Pianzola. Abbiamo promosso cooperative agricole con aratri a trazione animale e siamo riusciti a trovare l’acqua trivellando fino a 100 metri di profondità. Inoltre, grazie alla mia passione come radioamatore (il mio indicativo era Tango Uniform 2 Yankee Delta, TU2YD), ho potuto comunicare con il mondo e creare una radiotrasmittente locale che permetteva ai villaggi lontani di ascoltare la messa parrocchiale.
Quinta tappa: la resurrezione

Rientrato in Italia, a Feriole mi dedico ai servizi parrocchiali, alle confessioni, ai ritiri per i ragazzi e alla gestione economica della casa, senza mai smettere di pregare e vivere la comunità.
Recentemente ho festeggiato i miei 40 anni di sacerdozio sia in Costa d’Avorio che nella mia Villadose, circondato dall’affetto dei compaesani e dal ritmo di una corale africana che mi ha ricordato i miei 30 anni di missione.
Dopo 47 anni su questo treno, posso dire di essere davvero contento di “viaggiare SMA”.
E tu cosa aspetti?
Sul Canale YouTube della SMA potete riascoltare e rivedere
il video-racconto di p. Gino
da lui preparato in occasione del 40° anniversario di ordinazione.




