Femi Osofisan (1946) è un prolifico poeta, romanziere e drammaturgo nigeriano.
È nato nel villaggio di Erunwon, nello stato di Ogun, la regione occidentale della Nigeria. Ha studiato presso le università di Ibadan, Dakar e Parigi ed è attualmente professore di teatro all’Università di Ibadan.
Tra i riconoscimenti letterari vinti, figurano i premi dell’Associazione degli autori nigeriani (ANA) -sia per il teatro (1980) che per la poesia (1989) – e il Nigerian national order of merit (NNOM), il più alto riconoscimento accademico del Paese.
In tutti i suoi lavori Osofisan sperimenta nuove forme di rappresentazione attraverso le tecniche e i saperi del cosiddetto teatro popolare Yoruba, il che rende i suoi lavori estremamente accessibili e fortemente legati alle simbologie della tradizione, seppur agganciati alla realtà contemporanea.
Strutturalista e ottimo conoscitore del teatro europeo, Osofisan ha imperniato il suo teatro sull’analisi della classe politica contemporanea e dei meccanismi sociali dell’oppressione: molti sono i titoli ma nessuno tradotto in italiano (per approfondire si suggerisce l’articolo The writer as a mirror of the nation’s ethos : conflitti, rapine e programmi di aggiustamento strutturale nella produzione teatrale di Femi Osofisan di Tiziana Morosetti in Afriche e Orienti, 2008, pp. 162-174).
Tra i molti titoli Red is the freedom road (1969); The inspector general: who’s afraid of Solarin? (1978, adattamento dell’opera omonima di N. Gogol’); Midnight hotel (1982, adattamento da Paradise Hotel di G. Feydeau); Esu and the vagabond ministrel e Aringidin and the nightwatchmen (1991); Yungba Yungba and the dance contest (1993). Nel 2003 ha pubblicato la raccolta di testi teatrali Major plays.
È autore anche di volumi di prose e romanzi (The album of the midnight blackout, 1994; Twingle-twangle: a twynining tayle, 1995; The nostalgic drum, 1999), e di poesie (Pain remembers, love rekindles, 2001).
Kolera kolej, del 1975, è un romanzo satirico di ambientazione urbana: a seguito di un epidemia di colera all’interno di un campus universiatario africano, lo staff academico deve decidere in modo autonomo chi eleggere. Dietro la satira brillante, emerge un esame critico della politica africana e una preoccupazione per lo stato delle condizioni politiche e sociali del continente.
“Praticamente tutte le mie opere teatrali hanno tratto ispirazione da questa o quella crisi politica (…) raramente accade che sia io a scegliere un tema su cui scrivere” (Osofisan 201).
In molte opere Osofisan utilizza degli pseudonimi, il più frequente è Okinba Launko.
A cura di Ludovica Piombino
Biblioteca africana Borghero
