Saidya Hartman (New York, 1961) è una docente e scrittrice statunitense specializzata in studi afroamericani.
La sua ricerca spazia dalla letteratura afroamericana alla storia culturale, includendo fotografia ed etica, e si concentra in particolare sulle complesse interconnessioni tra il diritto e la letteratura.
Riconosciuta a livello internazionale, è stata insignita del prestigioso Guggenheim fellowship, oltre a essere stata Cullman fellow e borsista Fulbright. Attualmente ricopre la cattedra di inglese alla Columbia University.
È autrice dei saggi Wayward lives, beautiful experiments, scenes of subjection (2019) – nel quale esplora la vita quotidiana di alcune donne afroamericane nel ghetto di Harlem – e di Lose your mother: a journey along the atlantic slave route, pubblicato in Italia nel 2025 da Tamu edizioni con il titolo Perdi la madre: un viaggio lungo la rotta atlantica degli schiavi (traduzione di Valeria Gennari).
In questo testo Saidya Hartman affronta le complesse relazioni tra memoria, narrazione e rappresentazione.
Attraverso le testimonianze pervenute negli archivi storici, ricerca l’impronta della schiavitù in ogni settore della società che si traducono, oggi, in opportunità di vita distorte, accesso limitato a sanità e istruzione, morte prematura, incarcerazione e impoverimento.
Il concetto viene ulteriormente sviluppato attraverso la definizione di vita postuma della schiavitù (afterlives of slavery), esaminando come le dinamiche di segregazione e confinamento si riflettano fin dentro gli spazi domestici .
La storia recente degli Stati Uniti ci insegna che la terra delle opportunità è un posto dove le vite delle persone nere sono ancora messe a repentaglio.
In Africa, il sogno dei leader anticoloniali di un continente dove neri e nere di tutto il mondo trovassero rifugio e prosperità ha lasciato il posto a povertà e disillusione.
Indagare il passato può aiutare a trovare risposte a questa crisi e a sfidare l’ordine globale che vede tutt’ora i bianchi a decidere della vita e della morte dei neri?
Seguendo le tracce dei prigionieri che dalle zone interne dell’Africa occidentale venivano portati sulla costa per essere imbarcati verso le Americhe, Saidiya Hartman ripercorre le tappe della tratta atlantica degli schiavi, ed esorta a considerare gli effetti della schiavitù su tre secoli di storia africana e africana americana.
A metà tra saggio storico e memoir autobiografico, il suo viaggio si rivela una potente riflessione che interroga la storia, la memoria e l’identità. Perdi la madre è il racconto in prima persona del viaggio di un’afroamericana di oggi nei luoghi della costa occidentale dell’Africa dove, dal ’500 e per circa quattro secoli, le persone nere sono state rese schiave per essere trasportate nelle piantagioni al di là dell’Atlantico.
Un viaggio che è esperienza concreta del legame tra passato e presente, da cui scaturisce una delle riflessioni più significative sulla questione razziale nella nostra epoca.
Se, come ha notato lo storico Enzo Traverso, l’indagine di Saidiya Hartman «trascende l’‘io’ dell’autrice e sfocia in una visione corale del passato che entra in risonanza con i movimenti collettivi del presente», allora Perdi la madre è uno strumento unico per provare a rispondere alla domanda: qual è il posto delle persone nere in questo mondo?
A cura di Ludovica Piombino
Biblioteca africana Borghero
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