Le “mode” occidentali legate al Natale sono giunte, ormai da tempo, in Africa. Sebbene siano rarissimi i paesaggi invernali in terra africana nel mese di dicembre – un’eccezione è per esempio il Marocco, che è soggetto a nevicate in questo periodo –   le immagini di Babbo Natale, di slitte e di alberi addobbati sono diffusissime nelle grandi capitali, così come nei piccoli centri.

Le numerose comunità cristiane in Africa celebrano il 25 dicembre con la messa di Natale, caratterizzata da canti e, spesso, anche da danze.  Fanno eccezione i cristiani copti e ortodossi che, seguendo il calendario giuliano (e non gregoriano), festeggiano la nascita di Gesù il 7 gennaio.

In tutti i casi, si tratta di un giorno di gioia, allegria, scandito da preghiere e da cibo condiviso.

Approfondiamo alcune tradizioni natalizie in Africa, compiendo un itinerario a tappe. La prima ci porta in Liberia.

Liberia, il Vecchio Bayka

In Liberia troviamo una tradizione locale che ci fa conoscere uno strano personaggio, chiamato Bayka.

È una figura che sostituisce l’occidentale Babbo Natale.

Il Vecchio Bayka, detto anche “vecchio mendicante”, è una sorta di diavolo. Cammina per le vie delle città indossando una maschera che richiama il volto di uno scheletro.

Indossa abiti logori o stracci colorati e spesso nasconde sotto ai vestiti una pancia finta. Talvolta, lo si vede camminare su trampoli alti due o tre metri.

Il Vecchio Bayka rallegra i passanti con danze suggestive, accompagnato da tamburi, ripetendo la frase “Il mio Natale è per te”, come a voler dire “Offrimi qualcosa per Natale”. In cambio, riceve dolci, cibo o denaro.

Questa particolare figura è collegata alle tradizioni spirituali e culturali delle società segrete del popolo Poro.

Da una prospettiva animistica, il Vecchio Bayka non rappresenta un essere malvagio, bensì uno spirito. Con l’avvento della religione cristiana si è creato un sincretismo, osservabile in particolare nel periodo natalizio.

“Sekukkulu”, la nascita di Gesù

Chi viaggia in Uganda in questo periodo natalizio sentirà parlare diffusamente di Sekukkulu. Questo termine fa parte dell’idioma Luganda e si riferisce a una festa tra le più importanti e sentite del Paese, ovvero il Natale.

La parola Sekukkulu significa “la nascita di Gesù”. Le persone, per augurarsi Buon Natale, dicono “Sekukkulu Ennugi”. Vengono celebrate messe nelle chiese addobbate a festa. Si intonano canti natalizi tradizionali.

Tra i cibi scelti per i banchetti vi sono naturalmente i prodotti locali, come le patate dolci, la manioca, il riso, e il matooke, la “banana verde”, ovvero il frutto del platano.

Viene cucinato un piatto tradizionale dell’Uganda, il Luwombo, particolarmente diffuso nella regione del Buganda. Ingredienti principali sono carne e verdure, che vengono cucinati utilizzando il metodo a vapore in foglie di banano. Si tratta di una tecnica antichissima. Il Luwombo viene preparato non solo a Natale, ma nelle occasioni speciali e viene offerto in segno di ospitalità.

Benin, la tradizione del Kaleta

Dall’Uganda ci muoviamo in direzione Benin e qui scopriamo la tradizione natalizia delle maschere Kaleta.

Al centro di questa usanza vi sono i bambini: sono loro che indossano maschere colorate fatte a mano. Con queste maschere danzano per le vie del villaggio o vicino all’oceano.

È un rito delle maschere che simboleggia gioia, innocenza, creatività e speranza. In cambio i bambini ricevono dolcetti o monetine.

La tradizione Kaleta in Benin venne originariamente portata intorno al 1800 dagli ex schiavi afro-brasiliani.

a cura di Silvia C. Turrin